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PESCARA - «Io me ne vado»: lo ha ribadito ieri Ottaviano Del Turco davanti a consiglieri assessori e segretari di partito, «se il governo non dovesse bloccare l'aumento di Irap e Irpef sono pronto a dimettermi». E si impegnerà Del Turco a fare una campagna elettorale per dire in lungo e in largo che è stato Berlusconi ad aumentare le tasse. E dopo sei mesi, nuove elezioni: è questo lo scenario prospettato ieri nel vertice di maggioranza dal presidente della Regione determinato comunque ad impugnare l'eventuale provvedimento di inasprimento fiscale. Uno scenario di guerra, dove alla fine il programma di fine legislatura, con le limature e le integrazioni proposte dagli alleati, è finito in secondo piano. Ma entro martedì prossimo il piano con i nomi della nuova squadra sarà presentato in consiglio regionale, mentre il fine settimana sarà dedicato agli incontri bilaterali. Perchè in sospeso ci sono ancora parecchi nodi: Italia dei valori prima di tutto, con la rissa che si è scatenata per il ruolo di capogruppo tra Evangelista e Di Stanislao, Comunisti italiani che difendono a spada tratta il posto dell'assessore Fernando Fabbiani, e per ultimo il più importante di tutti, il Pd con Donato Di Matteo. La Regione teme fortemente l'impatto mediatico che scatenerebbe l'ingresso in giunta del capogruppo Pd indagato per i pozzi avvelenati di Bussi, e se la stampa ha dedicato intere pagine all'inchiesta, domani tornerebbe con più accanimento di prima nel caso in cui uno dei principali indagati venisse premiato con un assessorato. Ma il problema che si pone la Regione è anche di rapporto con la procura: il messaggio somiglierebbe molto a un chissenefrega e di questi tempi con le inchieste sulla sanità che pendono pesantemente sulla testa della giunta regionale, non è proprio il caso. Per questo il Pd sta studiando una soluzione alternativa, forse Camillo D'Alessandro, da proporre al posto di Di Matteo. Ma di questo si parlerà a fine settimana. Un incontro positivo, secondo Gianni Melilla di Sinistra democratica: «Nella riunione è emersa la consapevolezza che non si possono giocare partite solitarie e particolaristiche, e che le ragioni dei partiti devono confluire in quelle della coalizione. E se la coalizione non si ricompatta, si corre il rischio che in Abruzzo si verifichi ciò che è successo a Prodi». |