Data: 01/06/2008
Testata giornalistica: Il Centro
«La tranvia potrebbe essere smantellata» Il sindaco: senza i soldi del governo i costi sono insostenibili. No ad altre tasse

Il primo cittadino «L'ultima speranza è l'incontro che ho chiesto al ministero In ogni caso la città avrà grosse difficoltà»

L'AQUILA. La metropolitana, comunque vada, sarà un macigno sull'economia dei cittadini aquilani. Lo dice il sindaco, Massimo Cialente, dopo la batosta del taglio del finanziamento di 12 milioni di euro da parte del governo Berlusconi. Cialente ha chiesto un incontro operativo, per la prossima settimana, con il sottosegretario Vegas.
Sindaco, cosa spera di ottenere dal governo?
Che ci ripensi. I tagli posso capirli, ma per le opere da cominciare. Il nostro è un progetto ampiamente avanzato e se lo blocchiamo rischiamo il tracollo.
E se i soldi non arriveranno, metterà nuove tasse ai cittadini per completare la metro?
Ho pensato anche a una "tassa di scopo", tipo un'unatantum. Ma non è possibile gravare i cittadini di ulteriori tasse, dopo tutto quello che già pagano. Prendiamo, ad esempio, i rifiuti: a causa della cattiva gestione, per usare un eufemismo, dell'Asm, nonostante un servizio scadente, malgrado il grandissimo impegno degli operai, siamo costretti a pagare cifre iperboliche.
E se la metro venisse bloccata?
Si aprirebbe uno scenario impressionante: il ministero potrebbe chiedere indietro i soldi al Comune, cioè i 12 milioni di euro già sborsati e impiegati; bisognerà risolvere - in ogni caso, però - il contratto con Iannini (la Cgrt), che ha costruito finora l'opera e che ha chiesto 20 milioni di euro, anche se stiamo indagando per vedere come sono stati impiegati gli 8 milioni che lo stesso Iannini ha detto di avere messo, visto che non sono stati comprati neppure i treni. E a proposito di treni: ora ogni vettore costa circa 800 mila euro in più.
Insomma, sarebbe una catastrofe per la città. E se invece doveste decidere di completarla?
Anche in questo caso sarebbe catastrofico. Intanto perché non abbiamo un progetto completo del percorso e si sta decidendo dove farla passare. E su questo è vero che ci sono gravissime responsabilità da parte dell'ex amministrazione Tempesta, ma anche da parte del ministero per i Beni culturali, delle Opere pubbliche, dei Trasporti e infrastrutture. Mi riferisco al governo Berlusconi e ai suoi cinque anni. E responsabilità ci sono anche da parte della Soprintendenza, che ha agito in ritardo.
Un referendum, che lei stesso ha proposto, sarebbe auspicabile?
Sì, dare la parola ai cittadini è importante. Anche se in questa fase potrebbe essere tardiva.
Perché tardiva?
Perché non ci sono soldi. Padova ha investito 110 milioni di euro, ma lì la situazione è diversa, molto, rispetto a noi. Se decidiamo, come Comune, di investire tutto quello che abbiamo in questa opera, vuol dire che non avremo più nessuna capacità di investimento in altri progetti per molti anni. Ma c'è anche un altro aspetto: se quello della metro fosse un piano risolutivo per tutto il traffico cittadino, potremmo anche fare questa scelta politica. Ma bisogna capire, una volta per tutte, che la metro è una variabile indipendente e ora impazzita. Non è stata mai inserita in un piano traffico completo, è un'opera fine a se stessa. La mia idea di volerla completare, era per limitare i danni, gravissimi, oramai già fatti. Ma a questo punto, senza soldi, potremo fare ben poco. Saltano anche i parcheggi di scambio. Qualcuno dimentica la convenzione-capestro che ha fatto l'amministrazione Tempesta, basata su due punti: il Comune si fa garante del finanziamento - ecco perché dico che non è un project financing - comunque vada il progetto e, sempre il Comune, si fa garante di tutte le spese di gestione - e anche per questo insisto che non è un project financing -. Sono due problemi enormi.
Dunque, la soluzione più probabile è abbandonare il progetto?
Intanto vediamo, nel giro di pochissimi giorni, se riusciamo a far cambiare idea al governo e a farci restituire i soldi, che secondo me ci spettano, perché a livello istituzionale deve esserci continuità, soprattutto per un'opera già iniziata. Altrimenti, ricopriamo tutto e lasciamo perdere.
Pensa che il governo, con questo taglio, abbiamo voluto colpire una Regione e un Comune non "amico"?
Credo di no. Anzi, spero di no.

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