Data: 20/06/2006
Testata giornalistica: Prima da Noi
Corte dei Conti: «Ferrovie, nessun miglioramento e poca concorrenza»

ROMA. La Sezione controllo Enti (Presidente G. David, Rel. A. De Girolamo) con Delibera n. 39/2006, del 13 giugno 2006 hanno esposto i risultati del controllo eseguito sulla gestione finanziaria delle Ferrovie dello Stato S.p.A.- esercizi 2003- 2004.
Qualche sorpresa, molte conferme per una società che succhia miliardi di finanziamento dello Stato.

Nel periodo 2003-2004 sono stati 4 miliardi 320 milioni di euro per il 2003 e di 4 miliardi 152 milioni di Euro per il 2004 i trasferimenti statali alle Ferrovie.
Si trtta di importi di finanze statali trasferite al gruppo per aumenti di capitale e per contribuzioni da contratto di programma ed in conto investimenti - con esclusione degli introiti derivanti dai contratti di servizio.
Poiché come si vede gli importi sono rilevantissimi ritorna alla mente anche la problematica sollevata dalle valutazioni di Eurostat (l'Istituto statistico europeo) che, in sede di revisione delle analisi della serie storica dei bilanci del Gruppo Ferrovie dello Stato, è giunto alla conclusione che per il Gruppo, «nel periodo 2001-2003, in luogo del lieve attivo registrato nei bilanci, si sarebbero in effetti determinate perdite di esercizio, coperte con l'utilizzazione del Fondo di ristrutturazione ex lege n. 448/1998 e con gli aumenti di capitale erogati nel periodo a favore del Gruppo medesimo».
Con riguardo alla vicenda ed agli onerosi riflessi che la stessa avrà, anche per l'avvenire, sui conti pubblici nazionali, la Corte dei conti ha sottolineato l'urgenza che si pongano in essere, da parte delle autorità di governo competenti, «iniziative idonee ad individuare differenti meccanismi o tipologie di finanziamento, che consentano di porre in qualche modo rimedio alla situazione determinatasi».
«A fronte del rilevante e costante apporto finanziario pubblico», si legge nella realzione della Corte dei Conti, «è da prender atto del positivo, costante incremento degli investimenti del Gruppo, che hanno superato nel 2003 i 7,2 miliardi di Euro e nel 2004 gli 8,4 miliardi di Euro. Peraltro, nonostante l'aumento degli impieghi finanziari, non risultano ancora evidenti miglioramenti di rilievo soprattutto per quel che riguarda la situazione delle linee per il Mezzogiorno ed i collegamenti tra la Capitale e la parte adriatica della Penisola. Ad ogni modo continuano a manifestarsi disfunzioni, specialmente per le linee regionali, sotto il profilo dei ritardi e della qualità del servizio, per il compiuto ed obiettivo monitoraggio delle quali non appaiono del tutto idonei gli strumenti apprestati ed utilizzati dalla Società, considerata la palese diversità di contesti che emerge tra le vicende negative riportate dagli organi di stampa ed i risultati sempre più positivi nel livello di soddisfazione del cliente, alla cui verifica la Società dichiara, nelle relazioni sulla gestione, di pervenire attraverso indagini periodiche sulla "customer satisfaction". A tal riguardo sarebbe opportuno che Ferrovie dello Stato SpA, in aggiunta alle campagne pubblicitarie che enfatizzano i risultati del Gruppo, pubblicizzasse in maniera adeguata anche l'impegno correttivo profuso in ordine ai diffusi, notori disservizi lamentati dall'utenza».
Con l'avanzamento del processo di liberalizzazione del trasporto ferroviario si accentua, sempre secondo la Corte dei Conti, la problematica della collocazione e dell'appartenenza di Rete Ferroviaria italiana (R.F.I.) S.p.A. al Gruppo Ferrovie dello Stato, di cui fa parte anche Trenitalia SpA (titolare del servizio di trasporto ferroviario).
L'assetto in atto sul piano sostanziale, per l'appartenenza del gestore della rete infrastrutturale, e cioè di R.F.I., al Gruppo, quale controllata di Ferrovie dello Stato SpA, insieme alla Società che gestisce il servizio di trasporto ferroviario, «dà adito a valutazioni negative ai fini di una compiuta ed effettiva attuazione dei principi di liberalizzazione voluti dalla normativa europea».

«A circa cinque anni dalla ristrutturazione societaria non emergono miglioramenti di rilievo nella gestione complessiva del Gruppo», scrive la Corte dei Conti, «che anzi, dopo i risultati positivi degli anni 2001 e 2002, appare in trend negativo con riguardo ai risultati d'esercizio per il 2003 e per il 2004. Se infatti è da ritenere che vi sia stata una maggiore responsabilizzazione del management per i vari settori societari, non si colgono segnali significativi di maggiore economicità della gestione, né di una aumentata efficacia nel raggiungimento dei fini istituzionali. I risultati della gestione del Gruppo sono in tendenziale peggioramento: si passa dall'utile netto consolidato di 31 milioni di Euro del 2003 (già in diminuzione rispetto ai 76 milioni di Euro del 2002) ai 124 milioni 600 mila Euro di perdita del 2004, connessa anche al risultato negativo delle gestioni extra operative (finanziaria, straordinaria e fiscale). Il costo complessivo del personale, nonostante la riduzione costantemente operata della consistenza numerica, è in aumento per il 2004 ed è da preventivare un appesantimento degli oneri per il futuro, in quanto il
Ferrovie S.p.A., dopo l'utile di 113 milioni di euro conseguito per il 2003, registra, nel 2004, una perdita di 344 milioni 800 mila Euro, connessa principalmente al peggioramento del saldo della gestione finanziaria, ed in particolare alla svalutazione della partecipazione in Trenitalia S.p.A. per l'ammontare di 327 milioni 600 mila Euro, corrispondente alla perdita registrata dalla medesima controllata.
Trenitalia SpA, titolare dell'attività di trasporto passeggeri e merci, chiude entrambi gli esercizi in perdita (per 18,7 milioni di Euro nel 2003 e per 327,6 milioni di Euro nel 2004).
Il valore della produzione, in diminuzione per il 2003, ha un lieve recupero nel 2004, raggiungendo i 5.296 milioni di Euro, valore, peraltro più basso di quello toccato nel 2002 (5.362 milioni di Euro).

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