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PESCARA. Deluso è dir poco, Maurizio Teodoro capogruppo in consiglio regionale della Margherita, è in rotta di collisione con il presidente della giunta Ottaviano Del Turco e con il suo partito il Pd. Teodoro affossa il piano di fine legislatura, il rimpasto della giunta e tutte le ultime scelte fatte dalla maggioranza. «Non ho il bavaglio, dico le cose come stanno nell'interesse dei cittadini abruzzesi», annuncia. Teodoro non salva nulla: «In tre anni di sacrifici non siamo riusciti nemmeno a recuperare i debiti della sanità e ora non sappiamo se dobbiamo aumentate le tasse». Così il capogruppo della Margherita, persona schiva e riservata, con un carattere più adatto al ruolo di mediazione, veste i panni del fustigatore. Si espone alla polemica e anche a quanti potrebbero buttarlo giù dal suo ruolo di capogruppo. Lui però non ha intenzione di cedere. «Dico ad alta voce quello che c'è di sbagliato», racconta, «questi sono fatti. Come sono fatti i metodi usati da Del Turco: decide lui e una ristretta cerchia di suoi collaboratori». La presa di posizione di Teodoro segnerà anche il dibattito su programma di fine legislatura e riassetto della giunta, che si terrà domani all'Aquila in Consiglio regionale. La maggioranza di centrosinistra, infatti, appare sempre più in bilico: formalmente unita sul programma tessuto da Del Turco dopo una difficile mediazione con i partiti. Nel contempo ogni partito e leader di corrente si sente libero di proporre critiche e giudizi di merito pesanti, che vanno nella direzione opposta. Teodoro, invece, da mesi è stato in silenzio, in attesa di qualche cambiamento. «Ma non è avvenuto niente da farmi sperare in una inversione di rotta», racconta sconsolato, «sono assolutamente critico, penso, inoltre, che sul piano organizzativo, tra maggioranza e partiti ad iniziare dal Pd non c'è una correlazione. Vedo uno scollamento tra Giunta e consiglio. Sul rimpasto sono molto deluso. Noi dovevavo solo sostituire l'ex assessore Tommaso Ginoble, invece, oggi si parla di metterne fuori giunta alcuni uomini e per farne entrare altri. Ma anche su questo non si sa nulla». Teodoro non risparmia critiche, nemmeno al programma di fine legislatura, faticosammente messo a punto da Del Turco. «Appare come un libro che, però, non dice nulla di particolare», osserva, «dovevamo concentrarci solo su alcuni argomenti, ad esempio, la sanità, i sostegni da dare allo sviluppo produttivo, alla riforma del commercio, a quella elettorale e allo Statuto. Alla base doveva esserci il rilancio dei rapporti tra giunta e consiglio, tra partiti e giunta, invece, si è andati avanti a colpi di diktat. Se il presidente va sulla sua strada e assumerà le sue decisioni, io, su quelle decisioni, assumerò le mie». Le critiche di Teodoro non si placano nemmeno all'idea che le sono in sintonia con quelle dell'opposizione, con le accuse lanciate dagli esponenti del Popolo della Libertà. «Dico le cose come stanno», insiste Maurizio Teodoro, «senza bavagli, e la realtà dei fatti dimostra che le mie osservazioni sono giuste». Infine una nota di disappunto anche per come procedono le cose nel Partito democratico. «Del Pd sono assolutamente deluso», sottolinea, «è stata una sommatoria delle dirigenze di ex Ds e di ex Margherita. E' nato un partito consegnato nelle mani degli ex Ds. La Margherita per aver ottenuto la segreteria regionale a Luciano D'Alfonso ha dovuto cedere tutto il resto, che è stato preso dagli ex Ds». |