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La pagella sicurezza L'Aquila si salva A Chieti più 7,8% PESCARA. In tre province su quattro, Pescara, Chieti e L'Aquila, i reati aumentano. Solo a Teramo calano dello 0,04 per cento. Questa è la radiografia della criminalità in Abruzzo. L'incremento percentuale dei reati in genere nell'anno 2007, rispetto a quello precedente, emerge dai dati del ministero dell'Interno elaborati dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore. La criminalità in Abruzzo cresce ovunque, da Pescara (+8,5%) alla notoriamente tranquilla Chieti (+7,8 per cento), all'Aquila (+0,8 per cento). L'unica provincia nella quale il numero dei reati fa segnare una diminuzione rispetto a quelli del 2006 è quella di Teramo. Tuttavia il calo (-0,04 per cento) è da considerarsi quasi irrilevante. Nella classifica per numero di reati, Pescara si piazza al 46º posto (17760 quelli denunciati): peggio di Catanzaro (17198), Agrigento (13478) e Avellino (12622). Chieti, invece, è 63ª con 13273 reati denunciati, mentre Teramo (12814 reati) è due posizioni più sotto: 65ª. Chiude L'Aquila (9089 reati), che con il suo 83º posto batte anche Bolzano (14157), Mantova (15167), Arezzo (13734), Pisa (21694) e Lucca (20378). Crescono ovunque, compreso l'Abruzzo, i furti nelle abitazioni, tranne che a Pescara dove si evidenzia un lieve calo (meno 0,5 per cento). A Pescara, su ogni 100 abitanti gravano 5,6 reati, a Teramo 4,2, a Chieti 3,3 e all'Aquila 2,9. Per il comandante provinciale dei carabinieri di Pescara, Giovanni Esposito Alaia, «il primato della città in questa speciale classifica, in rapporto con gli altri centri abruzzesi, è cosa nota. Tuttavia va sottolineato che, a fronte dell'aumento di certi tipi di reati, come quelli contro il patrimonio, si è registrato anche un incremento, in parallelo, del numero dei denunciati e degli arrestati come testimoniano le più recenti operazioni di servizio. Insomma, sono sempre di più i reati che vengono scoperti». Il colonnello, poi, fa una precisazione geografica. «Nel leggere il dato provinciale di Pescara va detto che i fenomeni di microcriminalità sono concentrati nella fascia costiera che comprende anche Montesilvano, mentre sono sotto controllo nei territori di Penne e Popoli. Questo contribuisce ad alzare la media. Incidono parecchio, nella graduatoria, i furti, le rapine e i borseggi. Gli autori sono personaggi della criminalità locale ma anche in trasferta. Quella di casa si concentra soprattutto su scippi e borseggi. Quella esterna, invece, si sta specializzando sempre di più nelle rapine. In particolare, le bande che agiscono nel nostro territorio provengono da Campania e Puglia». Riguardo al dato sugli scippi, eclatante per l'incidenza sul territorio, che fa superare persino Torino e Milano, Alaia dà una sua lettura. «Lo scippatore-tipo è il tossicodipendente», spiega il comandante dei carabinieri. «Il soggetto, il più delle volte pregiudicato, agisce per procurarsi soldi a tutti i costi con cui acquistare la dose. Ha tra i 20 e i 30 anni, si sposta con lo scooter e colpisce quasi sempre con un complice. Le vittime sono persone di una certa età sorprese davanti ai negozi, all'uscita da banche e uffici postali o alla fermata dell'autobus. Anche in questo caso l'azione di repressione ha dato i suoi frutti visto che in percentuale gli scippi sono diminuiti rispetto al 2006, pur restando ancora troppi». Quanto alle possibili infiltrazioni da regioni a rischio sotto il profilo della criminalità organizzata, il colonnello Esposito Alaia avverte: «Prostituzione, stupefacenti e usura. Questi i canali principali di un possibile inquinamento del territorio da agenti esterni. Ma non sono da sottovalutare le attività apparentemente lecite messe in piedi per riciclare denaro sporco. Queste situazioni vanno tenute sotto controllo». Alla festa della polizia il questore Stefano Cecere ha detto: «Vigiliamo sui collegamenti tra la criminalità pugliese e campana con la realtà locale. Vigiliamo anche sulla presenza straniera e sull'immigrazione disordinata che spinge i disperati a delinquere per mangiare». |