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Il prestito-ponte, difeso da Tremonti, fa infuriare British Airways e Ryanair che invitano a lasciare fallire la compagnia italiana ROMA. Alitalia cerca la sua strada tramite un compratore e Consob cerca il sistema di difendere il mercato. Le compagnie europee, intanto, cercano di prevenire ogni rischio di concorrenza sleale ora che la compagnia italiana sta per godere dell'aumento di capitale deciso dal governo per far transitare i soldi del prestito ponte. Alchimie finanziarie mentre il premier Berlusconi non molla e rilancia al collega francese Nicolas Sarkozy la palla di Air France per «non chiudersi nessuna porta alle spalle». «Deciderà il management», risponde Sarkozy. Ma non esclude che si possano trovare forme di collaborazione per la verità già esistenti attraverso Sky Team. E quello che pensano i manager francesi lo ha detto con chiarezza l'altro giorno Jean Cyril Spinetta, senza mezzi termini: «Per Alitalia ci vorrebbe l'esorcista». Ieri in via della Magliana ennesimo consiglio d'amministrazione. Confermato l'orientamento per la vendita e confermato l'incarico a Intesa San Paolo come advisor. La banca di Corrado Passera e Giovanni Bazoli dovrà trovare un compratore. Adesso che ha a disposizione i conti si vedrà se l'intenzione è ancora quella di tirare dentro l'AirOne di Carlo Toto. Che, di suo, è impegnato a conquistare il mercato del trasporto aereo nazionale puntando, lo ha detto ieri, a tre milioni di passeggeri. Nessun contatto per Alitalia, comunque, con Lufthansa, partner di AirOne. Lo ha smentito l'amministratore delegato della compagnia tedesca, Wolfang Mayrhuber. I movimenti insomma sono tanti e in Piazza Affari sono guardinghi. Il titolo Alitalia, negli ultimi mesi, ha subito un'altalena assai preoccupante, penalizzando soprattutto i piccoli risparmiatori. Per questo l'arrivo del prestito da 300 milioni di euro, in discussione alla Camera per la conversione in legge del decreto, non può essere considerato routine. Consob e Borsa italiana valuteranno insieme sul da farsi, senza drammatizzazioni a quanto si intuisce dallo scarno comunicato emesso ieri sera. Si aspetterà, con buona probabilità, una stabilizzazione del mercato. Chi non vuole aspettare e invoca un intervento rapido dell'Unione europea sono British Airways e Ryanair. Da Istanbul, dove è in corso l'annuale vertice Iata, esprimono preoccupazione per i soldi in arrivo. Jimmy Dempsey, direttore finanziario di Ryanair è esplicito: «Gli aiuti di Stato hanno fatto sì che Alitalia restasse operativa negli ultimi dieci anni. Dovrebbero lasciarla fallire. Noi continueremo a seguire la vicenda alla Commissione europea». Risponde il ministro dell'Economia Tremonti, tuttora principale azionista di Alitalia nonostante la liberalizzazione dei cieli risalga al 1997. «Un conto è l'aiuto di Stato a freddo - spiega - un conto è l'aiuto di Stato per favorire le privatizzazioni». L'alternativa, secondo Tremonti, sarebbe stata il fallimento. Il che avrebbe significato non vendere ma svendere. |