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L'AQUILA - Una giornata dura, certo da ricordare quella di ieri per Ottaviano Del Turco, perché non capita poi così spesso che mentre parli di programmi di fine legislatura, di come cambierà la Giunta, e in definitiva di nuovi assessori, ti ritrovi davanti, all'improvviso, un sindaco urlante che lancia fogli dattiloscritti ai consiglieri allibiti e ti accusa di scarsa sensibilità politica e amministrativa per avere estromesso dall'esecutivo un assessore, che in questo caso è Franco Caramanico, responsabile dell'Ambiente. Il sindaco in questione è quello di Roccamontepiano, Adamo Carulli del Pd, che fa tutto in un attimo. Del Turco sta parlando della riforma del sistema idrico e dell'importanza dei sindaci. Carulli scavalca le transenne del settore riservato al pubblico, salta sul tavolo dei giornalisti e in un baleno arriva a ridosso del banco del governatore, lanciando ai consiglieri le copie di una petizione firmata da una cinquantina di sindaci a favore di Caramanico. «Tu con noi non hai voluto parlare -urla all'indirizzo di Del Turco- tu parli solo con D'Alfonso, gli altri per voi due non contano niente, perché avete altri interessi». Carulli è stato trattenuto da una persona che era con lui e riaccompagnato al suo posto. La cosa è finita lì, almeno per il momento. Ma è stata una giornata "no" anche per altre ragioni. Ci sono volute quattro ore per sostituire Alfonso Mascitelli dell'Italia dei valori, eletto senatore, con Paolo Palomba. E Del Turco ha potuto comunicare solo in parte i suoi nuovi assessori: Donato Di Matteo ai Trasporti e Antonio Boschetti alle Attività produttive, con Fernando Fabbiani spostato all'Ambiente con particolare riferimento al problema dei rifiuti. Ma per l'assessore dell'Italia dei Valori bisognerà attendere questa mattina. Mascitelli e gli altri hanno fatto dietro front su Annita Zinni e stanno elaborando una rosa di nomi. La scelta toccherà al governatore, almeno dicono. Del Turco ha difeso Di Matteo: «Contro di lui una campagna indegna. Se l'inchiesta sui pozzi avvelenati passerà alla fase successiva, Di Matteo, se coinvolto, è pronto a dimettersi. Ed ha accettato che la Regione si costituisca parte civile». Ha poi ringraziato Valentina Bianchi e Franco Caramanico e lo stesso Fabbiani che lascia la delega al Lavoro. Il programma di fine legislatura. Del Turco ha detto che chiederà al Governo un periodo più ampio per pagare tutti i debiti della sanità. I fondi europei (un miliardo di euro subito) saranno utilizzati in due anni, per interventi da concordare con le aziende. E poi: raddoppio della Micron, realizzazione di un termovalorizzatore, ed entro la fine della legislatura la "banda larga" coprirà 105 comuni. Verranno completati i riassetti del sistema idrico e degli ospedali. Quanto alla holding dei trasporti, se ne parlerà in un nuovo Consiglio straordinario, convocato per domani. Si diceva di Palomba. Due ore è durata la riunione della Giunta per le elezioni per scegliere tra lui e Bruno Evangelista (che ha avuto un battibecco con Del Turco). E ancora: all'atto della proclamazione è mancato il numero legale, e al momento della verifica sono spariti dai banchi della maggioranza Verini, Angelo Di Paolo, Aceto, Teodoro, lo stesso Evangelista. Come dire che il centrosinistra si sta sfilacciando. Soltanto il rientro precipitoso di Tommaso Ginoble ha evitato lo scioglimento anticipato della seduta. L'opposizione, ovviamente, ha attaccato: «Ci si attendeva una svolta -ha detto Nazario Pagano di Forza Italia- , un nuovo entusiasmo. E invece la montagna ha partorito il topolino. Di tre assessori, poi, uno nasce zoppo. Un errore parlare così a lungo della vicenda giudiziaria di Di Matteo». Duro anche Fabrizio Di Stefano. Riferendosi alla nota di Maurizio Acerbo (Rifondazione) su Di Matteo («La sua nomina è un'offesa»), il senatore Pdl ha detto: «Non sono d'accordo sulla forma dell'intervento di Acerbo, ma la sostanza deve far riflettere. Del Turco sta rischiando». E Mario Amicone, Udc: «Del Turco non ha avuto stile quando ha rinfacciato a Evangelista l'elezione nel listino». Intanto il capogruppo della Destra, Benigno D'Orazio, aderisce a Forza Italia che ora ha sei consiglieri: «Sarebbe stato un segnale negativo mantenere il monogruppo senza un collegamento con il Parlamento». |