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ROMA - Daremo tutte le garanzie sugli investimenti, ma se il governo non ci sta, «siamo pronti ad abbandonare la fusione con Abertis». E a quel punto «questa operazione la farà qualcun'altro». E' rivolto a Palazzo Chigi il messaggio lanciato da Gian Maria Gros Pietro, presidente di Autostrade, nel mezzo del week-end di lavoro in vista della resa dei conti con l'Anas sulla fusione. Il prossimo incontro tra il presidente Vincenzo Pozzi e i vertici di Autostrade (non c'è ancora una data precisa, ma sarà comunque entro venerdì) è decisivo per misurare con che grado di "riserva" può essere approvata l'integrazione Autostrade-Abertis dalle assemblee delle società in calendario per venerdì prossimo. Ma altrettanto determinante è il faccia a faccia di martedì tra i soci di Schemaventotto, i vertici di Autostrade e i manager di Abertis, che dovranno mettere nero su bianco le nuove proposte da avanzare all'Anas, dopo che l'ultimo pacchetto è stato ritenuto «non convergente» con le richieste del governo. Il primo ostacolo da superare è la firma di un atto unilaterale con gli impegni avanzati, un documento da far confluire nel Quinto atto aggiuntivo alla Convenzione del '97. Autostrade non è d'accordo con la forma (l'atto unilaterale), prima ancora di arrivare alla sostanza degli impegni. In quest'ultimo caso, la società sembra restia a vincolare subito in un Fondo i 2 miliardi non investiti, ma previsti dalla concessione. E allo stesso modo, Autostrade opterebbe per una forma di garanzia meno forte rispetto alle fidejussioni richieste per lavori da realizzare anno per anno sulla rete autostradale (Gros Pietro mette sul piatto garanzie bancarie sugli investimenti). Di questo dovrà discutere il presidente di Autostrade con gli spagnoli per strappare un'accordo con l'Anas prima delle assemblee. Non è un mistero, però, che gli uomini di Abertis stanno valutando con preoccupazione i paletti fissati dall'Anas e da Di Pietro. Ora, poi, che il Consiglio di Stato ha stabilito che l'operazione è vincolata al via libera dello stesso ministro, i margini della trattativa sono ancora più stretti e Madrid potrebbe anche gettare la spugna. Certo, rimane sempre il ricorso a Bruxelles, lo sa bene Abertis, ma a quel punto si rischia di aprire un contenzioso infinito. E se l'accordo non arriverà entro venerdì? Il progetto di fusione parla chiaro sui "rischi" legati alla fusione: l'operazione «è soggetta alla condizione sospensiva che vengano rilasciate tutte le Autorizzazioni - dice il documento che ricorda i poteri conferiti a Gros Pietro a procedere comunque all'atto di fusione «in difetto di ottenimento, anche parziale, condizionato, o con riserva, di una o più delle autorizzazioni». Gli azionisti sono avvisati. |