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ROMA - «Bisogna dare al governo tutto il tempo che la luna di miele prevede. Poi però - e il presidente del Consiglio lo sa benissimo - arriva il momento in cui la luna di miele finisce e comincia il tempo delle scelte e delle risposte». Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, ha appena finito di pronunciare queste parole dal palco del congresso della Uil quando in sala compare proprio Romano Prodi, salutato da un lungo applauso. Lo stesso che si guadagnerà alla fine del suo intervento dicendo che, ora che ha vinto tutte le competizioni elettorali, vuole governare per 5 anni. Sì, ma come? Col sindacato o contro di esso? Alla fine la domanda è questa. È lo stesso Epifani a dirlo: «Il problema dei problemi è: quale metodo? Se l'interlocuzione col sindacato ha valore, allora ci vogliono comportamenti coerenti». Ovvero, «le cose che il sindacato ha da dire devono pesare nella scelta degli obiettivi e delle misure». Se non è così, conclude il segretario della Cgil, si può seguire «un altro metodo», quello di Berlusconi: «Col sindacato si prova a dialogare, ma poi ognuno fa quello che deve fare. Sarebbe un errore. Mi auguro invece che ci sia un cambiamento». Che il sindacato ancora non ha visto. Finora, spiega riservatamente il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, «non c'è alcuna differenza rispetto al precedente governo: siamo all'oscuro di tutto». Ora va bene che, sulla carta, per i sindacati quello di Prodi è un governo «amico», ma il leader della Cgil scandisce: «Di fronte al presidente del Consiglio voglio dire che nessun sì può essere dato a priori». Tocca a Bonanni. Che ricorda a Prodi quali sono le regole della concertazione: «Il governo deve convocarci in una sessione formale di politica dei redditi per presentarci il Dpef e discutere il tasso d'inflazione programmata. Spero che Prodi voglia concordarlo con noi». Insomma: riportare il rapporto col sindacato al centro. Del resto, osserva maliziosamente il segretario della Cisl, «dopo 6 scioperi generali contro Berlusconi i lavoratori si aspettano un segnale». Che non può certo essere quello annunciato dal ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, fatto di tagli strutturali a pensioni, sanità, pubblico impiego ed enti locali. Qui Bonanni piazza 4 no grandi come una casa. E propone invece di puntare tutto sulla lotta all'evasione fiscale e contributiva, come avevano già suggerito Epifani e il segretario della Uil, Luigi Angeletti. Prodi, nel suo intervento, lo fa. E nel pomeriggio invierà alle parti sociali la convocazione ufficiale a Palazzo Chigi per domani. Il presidente del Consiglio dice che con lui tornerà la concertazione, «dopo 5 anni di letargo». Ma non quella vecchia maniera, «troppo macchinosa e poco operativa». Non si può, spiega, «portare tutto a Palazzo Chigi, bisogna sfruttare anche i ministeri». Insomma: se sarà nuova concertazione e se funzionerà non è chiaro, mentre è inevitabile chiedersi che fine faranno i tagli strutturali ai quattro grandi capitoli della spesa pubblica invocati dal ministro dell'Economia. |