Data: 04/07/2006
Testata giornalistica: Corriere della Sera
La protesta dei tassisti. Milano: no al decreto Martone «Precettazione e multe da 500 euro se violano i diritti dei cittadini»

Blocchi stradali e cortei-lumaca contro le liberalizzazioni delle licenze La Moratti tende la mano ai rivoltosi: non applicheremo le norme

ROMA - Lo avevano promesso: «Bloccheremo le città, faremo rimangiare al governo il decreto Bersani». Dopo le prime proteste spontanee, ieri i tassisti sono passati all'attacco. Con uno sciopero selvaggio. Niente servizio negli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie. E poi cortei-lumaca e blocchi stradali. Migliaia di turisti sono rimasti a piedi, il traffico è andato in tilt.

SINDACI IN CAMPO - Letizia Moratti, dopo un incontro con una delegazione di tassisti, ha fatto sapere che «Milano intende migliorare il servizio senza applicare il decreto». La giunta ha teso la mano alla protesta. E ha detto no al governo. L'assessore ai Trasporti, Edoardo Croci, ha suggerito la «liberalizzazione dei turni» e l'«uso dei taxi da parte dei familiari dei titolari», «ma solo se verranno rimossi i blocchi». «È una posizione illiberale», hanno replicato i Ds. Walter Veltroni, insediando il nuovo consiglio capitolino, ha assicurato che «la concertazione ci sarà», ha giudicato positivamente il decreto e ha invitato a non «mettere in atto forme di lotta contro i cittadini». A Torino invece è stato contestato il segretario dei Ds, Piero Fassino.


DIGOS IN ALLARME - Le procure di Roma e Milano stanno valutando l'apertura di inchieste per interruzione di pubblico servizio. E la Digos ha messo sotto controllo le manifestazioni: teme infiltrazioni di estremisti di destra.
Nelle città, però, è già caos. La maggior parte degli autisti ha incrociato le braccia. E chi non lo ha fatto di propria volontà, è stato costretto. In largo Argentina, pieno centro della Capitale, poco prima delle sette di sera un'auto bianca che stava portando due uomini d'affari tedeschi a Ciampino è stata fermata a un «picchetto». I due stranieri sono stati sbattuti fuori, il «crumiro» malmenato dai colleghi, fra i passanti terrorizzati.
BERSANI INSISTE - La situazione sta precipitando. «Non è una liberalizzazione, noi vogliamo soltanto che i Comuni possano mettere a bando nuove licenze», ha detto ieri Pierluigi Bersani. «Andremo avanti confrontandoci, ma andremo avanti», ha aggiunto. Per oggi intanto è stato convocato un incontro tecnico con i tassisti al ministero, ma Bersani non ci sarà. È comunque una prima prova di dialogo. I sindacati, dalla sinistra dell'Unica Cgil alla destra dell'Ugl, hanno chiesto il ritiro del decreto. E la Fit-Cna ha messo in guardia dal rischio di «un'azione di forza della polizia». «La politica non c'entra, difendiamo i nostri diritti», ha spiegato Piero Marinelli, uno dei capirivolta a Roma, dell'Ugl, con un tatuaggio sul braccio che inneggia alla fascista X-Mas. In molti però l'hanno buttata in politica: «Compagno Bersani, vacci tu in taxi con gli africani», è uno degli slogan.


LA MAPPA DEI DISAGI - Gli scali milanesi di Malpensa e Linate sono rimasti fin dalla mattina senza taxi, viale Forlanini è stato bloccato dalle auto bianche fino a quando non è intervenuta la polizia. Pochissime le macchine in servizio in tutta la città. Nella Capitale la protesta è partita da Fiumicino alle 8: all'aeroporto i tassisti si sono fermati. Poi un gruppo è rimasto a presidiare i parcheggi, impedendo ai «crumiri» di lavorare. Gli altri si sono incolonnati sull'autostrada per Roma a 20 chilometri all'ora. E il traffico è impazzito. Una lunga carovana di auto bianche, due o trecento almeno, ha girato per tutto il pomeriggio per il centro, creando maxi ingorghi fino a sera. Disagi e blocchi del traffico anche a Torino, Genova e Napoli. «Sciopero selvaggio? Macché, abbiamo garantito il servizio ad anziani e disabili», hanno affermato i tassisti. La protesta dovrebbe andare avanti almeno fino a domani. Quando a Roma, al Circo Massimo, arriveranno le auto bianche da tutta Italia.

Il giorno del giudizio sarà domani, quando si riunirà la Commissione di garanzia sugli scioperi, presieduta da Antonio Martone. Sui tassisti ribelli pende la minaccia di precettazione, anche se sarebbe un provvedimento difficile da far rispettare. Presidente, perché ha chiesto ai prefetti informazioni sulle proteste ?
«Serve un quadro chiaro della situazione, perché al momento alla Commissione è arrivata soltanto una proclamazione di sciopero nazionale per l'11 luglio. Ma mi sembra che le cose stiano prendendo un'altra piega».
È una proclamazione legittima?
«Sì, perché è stata fatta con i previsti 10 giorni d'anticipo sull'astensione. Poi si dovrà verificare che il servizio sia garantito alle categorie sociali: disabili, anziani e malati. E inoltre i taxi dovranno esserci dalle 22 alle 2 e dalle 4 alle 8».
Che ne pensa delle manifestazioni spontanee di queste ore?
«Sono astensioni collettive che, a prescindere dai risvolti di ordine pubblico, non possiamo ignorare. Se si configurerà una grave lesione al diritto alla mobilità, dovremo intervenire».
In che modo?
«Si va dalla semplice apertura di un procedimento fino alla precettazione, nel peggiore dei casi».
Ritiene che la normativa attuale sullo sciopero dei taxi sia adeguata?
«Qualche difficoltà c'è. D'altra parte un po' ci solleva il fatto che questo sciopero incide con minor rilievo sul diritto dei cittadini perché c'è l'alternativa dei mezzi pubblici».
Chi viola la precettazione cosa rischia?
«In questo caso anche il singolo rischia una multa di 500 euro al giorno».
Sempre che lo si riesca a individuare...
«Il problema c'è. Ma ci possono essere controlli dei vigili. E anche il cittadino può denunciare chi rifiuta il servizio senza motivo».

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