Data: 04/07/2006
Testata giornalistica: Il Secolo XIX
Dilaga la rivolta dei taxi La protesta spontanea crea disagi nelle città e finisce nel mirino del garante. Oggi incontro tecnico al ministero dello Sviluppo

Roma. La rivolta dei taxi dilaga. Dalle stazioni, alle autostrade per gli aeroporti, ai terminal, ai centri cittadini i tassisti hanno ieri dato battaglia ai provvedimenti del governo sulla liberalizzazione delle licenze bloccando il servizio ed ostacolando la circolazione su alcune vie d'accesso cruciali per il traffico di Roma, Milano e Torino. Ma l'esecutivo, forte di un'opinione pubblica più che favorevole, anche se per oggi ha convocato al ministero dello Sviluppo i rappresentanti dei tassisti per un incontro tecnico, senza la presenza del ministro, non sembra affatto disposto a mollare di fronte a proteste «senza senso» che il premier Romano Prodi confida possano rientrare presto nel loro «alveo naturale».
Ma la sicurezza del premier è subito minata da Clemente Mastella che preannuncia un possibile strappo: «Se continua così, alla festa dell'Udeur di settembre decideremo l'appoggio esterno al governo Prodi». Il guardasigilli non ci sta e rivendita la competenza del "suo" ministero sul decreto degli ordini professionali. D'altronde l'ottimismo di Prodi è ben poco condiviso dalla categoria degli autisti di piazza, che anzi è pronta ad alzare i toni, anche se la protesta dovesse sfociare in uno scontro con la polizia. «I tassisti sono disperati. Dalla tensione che c'è la partita si giocherà fino all'ultimo. La categoria non mollerà - afferma il coordinatore di Taxi Italiano, responsabile nazionale della Fit Cna, Maurizio Longo - anzi avverto il rischio di un'azione di forza della polizia». I sindacati chiedono all'esecutivo di stralciare dal decreto sulle liberalizzazioni le norme sui taxi e pretendono l'apertura di un tavolo di confronto «per discutere - spiega la Unica-Filt Cgil - le proposte più volte avanzate dalle organizzazioni sindacali per il miglioramento del servizio». Anche perché, ricorda l'Ait, «in Italia i tassisti rappresentano 300 mila voti».
Il governo rassicura sul confronto, ma di stralciare il provvedimento non se ne parla affatto: «Manterremo la direzione di marcia», afferma il ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani, principale artefice del decreto, assicurando comunque che il governo «discuterà con tutti. Spero che venga letta bene quella norma, che non è propriamente una norma di liberalizzazione, così come è stata interpetata. È una norma di apertura - rilancia - che dà garanzie molto forti ai tassisti». Garanzie ben poco avvertite però dalla categoria che per far sentire la sua voce ha usato, anche ieri, l'arma dello sciopero spontaneo. I disagi più grandi sono nati negli aeroporti e nelle stazioni. A Roma Termini erano chilometriche le file dei viaggiatori alla ricerca di un'auto bianca per spostarsi in città. A Linate e Fiumicino centinaia di passeggeri sono stati costretti, tra la sorpresa e lo smarrimento, a ricorrere a mezzi alternativi per raggiungere il centro. Ma anche andare all'aeroporto non è stato affatto semplice a Roma per l'intera mattinata, a causa della protesta organizzata sulla Roma-Fiumicino, percorsa a 30 km/h da 200 vetture. Disagi anche a Genova, al terminal Caselle di Torino e Napoli dove i taxi hanno lavorato a singhiozzo.
Vittime della collera sono stati peraltro anche i tassisti che, invece, hanno continuato a lavorare. Nel capoluogo piemontese un tassista che non aderiva alla protesta è stato aggredito da altri colleghi. Ed anche a Roma molti conducenti hanno lavorato ma solo in periferia. La protesta è intanto finita nel mirino della commissione di garanzia sugli scioperi. Il presidente, Antonio Martone, ha infatti chiesto urgenti informazioni ai prefetti di Roma, Milano e Torino «in ordine alle modalità di sospensione del servizio dei taxi attualmente in corso».


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