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Epifani: confronto con il Governo - Sui contratti richieste oltre i tetti
Roma. I salari italiani hanno perso potere di acquisto negli ultimi anni. Dal 2002 all'anno passato il lavoratore "tipo", quello che guadagna 24.584 euro l'anno, ha cumulato una perdita di 1.647euro. In particolare, ha perso 1.082 euro per una politica contrattuale definita «sbagliata» e altri 565 euro per la mancata restituzione del fiscal drag. A sostenerlo è l'Ires, centro studi della Cgil, che ieri ha presentato il suo quarto rapporto annuale sui salari italiani che in autunno diverrà un libro. Agostino Megale, presidente dell'Ires, nel presentare ieri mattina la sintesi del rapporto ha sostenuto che a sbagliare non è stato il sindacato ma il Governo Berlusconi. La perdita di potere di acquisto infatti, a parte quanto si riferisce al fiscal drag, è da addebitare per l'Ires a due fattori: l'eccessiva difformità tra il tasso di inflazione programmata e l'effettivo rialzo dei prezzi; e i ritardi, anche di più anni, con cui alcuni contratti sono stati rinnovati. Per ovviare a questa situazione la Cgil propone una medicina già individuata e messa in pratica dal sindacato negli ultimi due anni: formulare piattaforme rivendicative contrattuali tenendo presente non più il tasso di inflazione programmato, come pure indicava l'accordo del 1993, ma l'inflazione attesa. Questo ha consentito di recuperare qualcosa e certamente di non perdere più nulla: i dati disaggregati mostrano infatti che nel 2002 le retribuzioni persero lo 0,4% rispetto all'inflazione, nel 2003 l'1,1%, mentre nel 2004 i due dati coincisero e nel 2005 si è verificato un aumento dello 0,5%. Di qui la decisione del sindacato di rifarsi sempre e solo all'inflazione attesa e di cercare in tutti i modi di stringere i tempi per i rinnovi evitando ritardi infiniti. Per il fiscal drag l'intenzione del sindacato, ha assicurato Guglielmo Epifani, è quella di aprire una vertenza con il Governo per far cessare questo stato di disagio che si tramuta in una perdita di potere d'acquisto. Di questo - e dei temi fiscali legati all'attuazione del Dpef- lo stesso Epifani ha parlato ieri con il premier Romano Prodi. Secondo la Cgil, se la perdita media dei lavoratori dipendenti è stata quella riportata dal rapporto Ires, ad aggravare la situazione c'è stato anche lo spostamento di ricchezza a beneficio delle famiglie di imprenditori e professionisti e a discapito di quelle di impiegati e operai. Ma il dato più drammatico è che esistono molte categorie di lavoratori dipendenti che perdono molto di più. L'elenco di questi lavoratori è noto. Se il lavoratore mediamente riceve una retribuzione di 24.584 euro, questa nel caso di lavoratrici scende a 20.105 euro, per i giovani a 18.564 euro, per i lavoratori meridionali a 17.161, per quelli dipendenti di piccole imprese a 15.200 e per gli immigrati a 15.101. Una perdita che il sindacato si dichiara non più disposto a sopportare. L'Ires, con una valutazione sugli ultimi 35 anni, ha rilevato come non sia vero che i lavoratori pubblici siano stati favoriti in questi anni. Al contrario emerge che i salari industriali hanno guadagnato cinque punti percentuali, mentre quelli pubblici ne hanno persi nove, pur rimanendo nel complesso superiori rispetto a quelli del settore privato. Ma il vero buco nero resta per la produttività, sempre troppo bassa. Secondo la Cgil la colpa non è però del fattore lavoro, che anzi all'Ires risulta più |