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L'AQUILA-Primo, finire le opere già appaltate quelle cosiddette "pala in mano"; secondo, attivare i lavori "contrattualizzati", quelli, cioè, per i quali c'è già un contratto firmato; terzo realizzare le opere di raccordo, come ad esempio l'ultimo lotto della Teramo- Mare. Alla fine Antonio Di Pietro, ministro delle Infrastrutture, salito all'Aquila per l'incontro con la Regione sulle opere infrastrutturali, la "lista della spesa" l'ha fatta lui. Ha sentito tutti il ministro: sindaci, parlamentari sindacalisti. Due ore e mezzo filate di discorsi, lamentele, proposte. Poi, in mezz'ora, ha detto le cose come stanno. Il governo ha racimolato un miliardo di euro per intervenire in tutt'Italia, ovviamente. L'Abruzzo, è chiaro, non resta escluso, ma per l'Abruzzo si potrà fare un tanto e non più. Agli amministratori, ai sindaci, ai territori, alla stessa Regione ha lasciato sì il diritto di scelta, ci mancherebbe, ma per le cose che verranno. Le famose priorità dovranno essere comunicate in fretta al governo che le inserirà nel documento di programmazione da approvare entro la fine dell'anno. Ma, intendiamoci, per queste opere dovranno essere reperiti i finanziamenti perché ora come ora non c'è un soldo. «Dobbiamo avere i piedi per terra- ha detto Di Pietro con la franchezza che gli è consueta- a meno che non vinciamo all'enalotto mondiale, il che non mi pare possibile». «Potremo fare in Abruzzo- ha aggiunto- un grande porto nazionale, ma uno solo. Per la ferrovia è chiaro che va potenziata la Pescara-Sulmona-Roma, ma servono 1 miliardo e 200mila euro, e oggi non ci sono. Di più si potrà fare per l'aeroporto d'Abruzzo che ha bisogno di meno soldi per la messa in sicurezza e della convenzione con l'Enac». A ricevere il ministro Di Pietro a palazzo Silone, c'erano il presidente della Regione Ottaviano Del Turco, l'assessore ai Trasporti Tommaso Ginoble e quello alle Opere pubbliche Mimmo Srour. Gremito di sindaci, amministratori, parlamentari, sindacalisti, rappresentanti delle varie categorie l'auditorium della sede regionale. Davanti al cancello d'ingresso a Di Pietro sono stati consegnati due documenti, uno dall'associazione "Ardinia" contro la realizzazione della variante alla statale 17 sull'altopiano di Navelli, l'altro con la richiesta, tra l'altro, di bloccare i lavori della metropolitana di superficie all'Aquila. Del Turco, soddisfatto dalla visita del ministro, gli ha consegnato un memorandum di 16 pagine con il quadro degli interventi in programma e in corso di realizzazione in Abruzzo. «Già il fatto di aver coinvolto tutti i protagonisti istituzionali e sociali- ha detto il governatore intervenuto subito dopo il saluto iniziale dell'assessore Ginoble- è una grossa innovazione. A differenza di altri non ho l'ossessione della discontinuità e credo che il nostro progresso dipenda innanzitutto da un proficuo dialogo tra governo e Regione». Il governatore ha poi elencato «i drammi storici ed ancora irrisolti dell'Abruzzo». Delle autostrade ha sottolineato «come l'unica cosa che funzioni realmente sia il pagamento del pedaggio». Quanto alla ferrovia, ha ribadito le difficoltà di collegamento con Roma. Difficoltà altrove già risolte o in via di risoluzione con l'alta velocità: «Questa diseconomia è una mannaia sul nostro sviluppo». Infine i porti: «Ne abbiamo quattro, bisogna potenziarli. Almeno uno di essi diventi internazionale, o resteremo fuori dai grandi progetti industriali come quello della Micron di Avezzano che intende raddoppiare il proprio stabilimento». Dopo Del Turco, numerosi gli intervenui: i sindaci di Teramo e Pescara Gianni Chiodi e Luciano D'Alfonso, la presidente della Provincia dell'Aquila Stefania Pezzopane, il segretario regionale della Cgil Franco Leone (a nome di Cgil, Cisl, Uil e Ugl), il presidente di Confindustria Calogero Marrollo, il capogruppo di Fi Nazario Pagano, i parlamentari Teodoro Buontempo e Maurizio Acerbo. Soddisfatti Stefania Misticoni, segretaria regionale Ds («E' un segno di netta discontinuità la scelta di Di Pietro di incontrare i rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni. Con Lunardi le scelte venivano fatte in stanze ristrette a Roma») e di Alfonso Mascitelli coordinatore dell'Italia dei Valori. |