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ROMA - Un aumento di capitale di 758.963.757 euro. Ma senza che nelle casse esangui di Trenitalia arrivi denaro fresco, perché non ce l'hanno le Ferrovie, né il Tesoro. L'aumento sarà concluso, entro il prossimo 31 agosto, semplicemente con la rinuncia da parte della holding ferroviaria ancora guidata da Elio Catania a un credito vantato nei confronti della società controllata. È una posta di bilancio che risale allo scorporo delle Fs, quando venne conferito a Trenitalia il ramo d'azienda che gestiva il servizio di trasporto. Rimasta, provvidenzialmente, intatta. Diversamente non sarebbe stato possibile, per Catania e l'amministratore delegato Roberto Testore, tamponare con una innocua partita di giro (che secondo fonti governative non dovrebbe incontrare ostacoli a Bruxelles) una situazione oggettivamente complicata. Il 12 luglio l'assemblea di Trenitalia, com'è scritto nel verbale depositato alla Camera di commercio di Roma, ha dovuto applicare l'articolo 2466 del codice civile: quello che impone l'abbattimento del capitale sociale quando le perdite ne superano un terzo. E siccome le perdite del 2004 e del 2005 erano state riportate a nuovo, ecco che il buco del primo trimestre di quest'anno, pari a 344,7 milioni (tre volte superiore a quello di 111 milioni del primo trimestre 2005), è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. A fronte di 3.115 milioni fra capitale sociale e riserve, il passivo accumulato al 31 marzo ha raggiunto 1.304 milioni. Così si è dovuto abbattere il capitale fino a 1.811 milioni. Per poi ricostituirlo, grazie ai crediti vantati dalle Fs nei confronti di Trenitalia, a 2.569,9 milioni. A questo punto c'è da chiedersi che cosa accadrà fra un anno se saranno rispettate le previsioni contenute nel piano di Catania, che in vista di un pareggio operativo nel 2010 stima per quest'anno una perdita di 1.552 milioni. Tolti i 344 del primo trimestre, ne restano ancora più di 1.200, che è di nuovo ben oltre un terzo del capitale ricostituito. A quel punto non si potrà più ricorrere a rinunce di crediti, visto che di quel tesoretto contabile, come spiegano i documenti depositati in Camera di commercio, non sono rimasti che 257 euro e 91 centesimi. Ma si dovrà mettere inevitabilmente mano al portafoglio: sperando che ci sia qualcosa dentro. E che Bruxelles non abbia nulla in contrario. |