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ROMA - Il rinnovo dei vertici delle Ferrovie, problema che dovrebbe essere risolto domani, si fa di nuovo complicato. Il nodo è la presidenza della holding, alla quale fino a martedì sembrava destinato Fabiano Fabiani, il quale però considera ora l'ipotesi definitivamente tramontata. L'ex numero uno di Finmeccanica, amico di lunga data di Romano Prodi, aveva chiesto al governo chiarimenti sulla composizione del consiglio delle Fs, ma anche sul metodo da seguire nella nomina degli amministratori delle società operative, che compete proprio alla holding. Aspetto particolarmente delicato anche perché è in ballo la poltrona del capo di Trenitalia, Roberto Testore, (nominato dal governo Berlusconi ma che avrebbe qualche sostegno anche all'interno dell'attuale maggioranza, nella Margherita) e anche quella del suo collega di Rfi: Mauro Moretti è infatti destinato alla holding in sostituzione di Elio Catania. Le risposte non sono però mai arrivate. In compenso gli è stata informalmente recapitata la sfiducia del vicepremier Francesco Rutelli. Venerdì il leader della Margherita aveva partecipato a un vertice a palazzo Chigi, formulando osservazioni sulla necessità di stabilire gli indirizzi strategici per le Fs prima di decidere i nomi. Che comunque erano già definiti: accanto a Moretti, la presidenza (in una rosa di candidati che comprendeva fra l'altro anche Pellegrino Capaldo) era stata infatti proposta a Fabiani. Nel vertice si sarebbe convenuto di chiudere il pacchetto delle nomine entro martedì 25. Ma invece del via libera è arrivato lo stop di Rutelli. In ambienti rutelliani si sottolinea la necessità di avere ai vertici delle Fs un contrappeso «politico» a Moretti, considerato più vicino ai Ds. Ruolo per il quale, almeno a giudicare da quello che è successo, Fabiani non è considerato adatto. E ora la partita si riapre. |