Data: 05/09/2006
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il Cresa boccia la locomotiva Pescara. Castellucci (Cgil): «Persi duemila posti di lavoro, tanti problemi nel sociale» Il capoluogo adriatico risulta in controtendenza

L'autunno caldo del sindacato. Il caso emblematico dei call center

«Quella di Pescara e della sua provincia è una situazione di crisi rispetto al sistema economico e produttivo. Un'economia che marca il tempo e che al di là dei progetti in cantiere in realtà presenta una perdita secca di 2.000 occupati rispetto al 2004». Non usa mezzi termini il segretario generale della Cgil di Pescara, Paolo Castellucci, che snocciola gli ultimi dati del Cresa che fotografano una realtà che non molti conoscono e che pone proprio Pescara in controtendenza rispetto a tutte le altre province abruzzesi: fanalino di coda della nostra regione quanto ad occupazione e non solo.
«Sono dati significativi - incalza Castellucci - che devono far riflettere tutto il sistema impresa e politico locale: dati che nascondono delle debolezze strutturali che evidentemente non riescono più a garantire stabilità al sistema. E' necessario elaborare un'analisi più chiara e approfondita nei vari settori, che abbia seri riflessi sulla condizione economica e produttiva del sistema provinciale nel suo complesso. Ed è su questa strada che, insieme alle altre sigle sindacali abbiamo già tracciato, che apriremo questa delicata fase autunnale». Secondo i dati del Cresa, nel 2005 Pescara ha perso 2.000 occupati rispetto al 2004 mentre L'Aquila è a più 9.000, Teramo a più 2.000 e Chieti a più 3.000. «Il tasso di disoccupazione a Pescara è cresciuto dall'8,4 al 9,8 per cento e chi paga di più lo scotto di questa situazione sono proprio le donne il cui tasso di disoccupazione sale al 15,6 per cento, il più alto di tutto l'Abruzzo. Ecco il perchè della necessità di un'analisi reale del sistema economico a tutto campo che punti essenzialmente ad un grande confronto territoriale sulla qualità della vita sociale ed economica della nostra provincia. Pescara viene definita - spiega ancora Castellucci - il motore della Regione quanto a programmi di sviluppo e modernità, grandi progetti in cantiere, però rispetto alla qualità sociale ha molti problemi. Un terzo dei cittadini ha un'età superiore ai 65 anni e in questa realtà la qualità delle strutture sociali per la cura delle persone non esiste: l'assistenza domiciliare serve soltanto qualche decina di persone a fronte di centinaia di cittadini che ne avrebbero necessità. Così facendo non solo non si aiutano le famiglie, ma si contribuisce a far crescere i costi ad esempio della riabilitazione. In Abruzzo il costo medio pro-capite per la riabilitazione è di circa 95 euro contro i 35 della media nazionale. Ed ecco che ne discendono poi i problemi del Sund, della Fraternità Magistrale: strutture con grossi problemi economici che con il passaggio ai privati hanno messo in secondo piano e ridimensionato la qualità dei servizi per preoccuparsi della riduzione degli organici. Noi su questo argomento, con le altre sigle sindacali, vogliamo avviare un protocollo di relazioni che preveda obbligatoriamente incontri in tempi utili per fissare le prorità sui bilanci dei Comuni e stabilire progetti di intervento nei settori particolarmente importanti o in fase critica». «La nostra battaglia principale sarà la lotta al lavoro precario e alla stabilizzazione dei rapporti in particolare nelle pubbliche amministrazioni: problema call center in prima linea».

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