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Il trasporto pubblico locale torna in cima all'agenda del ministero dei Trasporti, e in particolare del ministro Alessandro Bianchi che lo inserirà tra i temi caldi da affrontare alla prima riunione della «cabina di regia» coordinata da Palazzo Chigi, dopo la pausa estiva. Mercato regolato, rinnovato impegno dell'amministrazione dello Stato al Banco delle Regioni per sostenere la mobilità collettiva dei cittadini, risorse per il biennio economico del contratto di lavoro e per l'acquisto di nuovi treni, sia per l'alta velocità che per il trasporto dei pendolari, da reperire nella prossima legge Finanziaria. Questi i capisaldi delle mosse future di Bianchi. Ministro, il trasporto locale sarà uno dei problemi al centro della vostra azione politica?Sì, cominceremo ad affrontarlo già al prossimo incontro della cabina di regia, insieme alle Ferrovie e ad Alitalia. E' un problema di un'urgenza straordinaria. La crisi del trasporto locale è impressionante: il livello di qualità dei servizi resi resta bassissimo. Penso ai quasi venti milioni di pendolari italiani che ogni giorno sulle reti ferroviarie regionali e sugli autobus urbani ed extraurbani trovano un'offerta assai scadente. E i nodi da affrontare non solo sono di ordine finanziario. Enti locali e aziende di trasporto denunciano da tempo la carenza di finanziamenti. Cos'altro non funziona? L'organizzazione aziendale non è adeguata. Bisogna ripensare alle caratteristiche che devono avere le imprese che operano in questo settore. Si è lasciata la strada delle vecchie municipalizzate per imboccare quella delle Spa privatistiche, ma non è stata la panacea di tutti i mali che ci si aspettava. Ci si è ritrovati, invece, con tanti piccoli operatori. Bisogna, quindi, rimettere mano alla «riforma Burlando» del 1997? E' urgente una riforma del settore che riveda i meccanismi che presiedono alla concorrenza e alle gare. Al meeting di Rimini ho incontrato gli assessori regionali, provinciali e comunali raggruppati dentro Federmobilità e i rappresentanti di Asstra (l'associazione delle imprese pubbliche, ndr) e di Anav (l'associazione delle aziende private, ndr): sono tutti d'accordo sulla necessità di riscrivere le regole. Soprattutto tra le Regioni ho trovato grande consapevolezza e consenso: porteranno la questione al tavolo della Conferenza con lo Stato. Il principio è sano ma difficilmente si tradurrà in atti virtuosi. Il provvedimento dice «I Comuni possono...», ma, chiedo io, quali Comuni? Quelli che saranno in grado di farlo, le grandi aree metropolitane e le città medie, non certo i 5mila piccoli Comuni che non hanno le strutture tecniche per mettere a punto l'organizzazione del trasporto locale. Lo Stato non può spogliarsi così del problema. Deve dare supporti reali, indicazioni di gestione. Vedo, in questo campo, un ruolo per le Ferrovie che possono supplire alle difficoltà gestionali dei piccoli enti pubblici. Liberalizzazione da perseguire, quella del trasporto locale, o da abbandonare? Gli effetti della liberalizzazione dimostrano che non si sono raggiunti gli obiettivi che ci si era posti, come il processo di riorganizzazione e di aggregazione delle piccole aziende. In gran parte si è trattato di liberalizzazioni finte, le gare hanno diviso l'Italia in due: il Nord, che in parte ha applicato la riforma del 1997, e il Sud che non l'ha applicata quasi per nulla. Credo si debba fare più attenzione per evitare di sostituire monopoli privati a monopoli pubblici, ancor più dannosi. Ma lei giudica migliore la concorrenza "nel mercato" o la concorrenza "per il mercato"? Sono per un mercato regolato, altrimenti non cogliamo le peculiarità del servizio del trasporto pubblico locale. Sulle linee redditizie ci si buttano tutti, ma non è detto che quelle non redditizie vadano chiuse. La filosofia dei "rami secchi", e penso a come è stata applicata nelle ferrovie regionali e locali, non mi ha mai convinto. Chi ha bisogno del treno per andare a lavorare lo deve poter trovare: e un servizio pubblico a cui non si può rinunciare. Poi penso a misure per sostenere l'aggregazione tra le imprese e intervenire sulla polverizzazione del settore. Nella cabina di regia si comincerà a discutere delle risorse da trovare in Finanziaria. Cosa chiederò per il Tpl al ministro dell'Economia? Voglio costruire insieme con i sindacati proposte ragionate per sostenere tutti i comparti dei trasporti. Naturalmente per il trasporto pubblico locale c'è da risolvere la questione del contralto, aperta ormai da molti mesi. Ma penso anche a investimenti per il rinnovo del parco rotabile: c'è la necessità di comprare treni nuovi, anche utilizzando risorse locali. Non solo per l'Alta velocità, anche per i servizi regionali utilizzati dai pendolari. |