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Puntuale come una cambiale, l'avvicinarsi dell'autunno porta il primo sciopero dopo l'estate e la prima promessa del governo. Che i due eventi siano facce della stessa medaglia, ormai è chiaro. Così come è del tutto evidente la pochezza del dibattito pubblico attorno alla tematica del trasporto locale. Uno sciopero, una trattativa, e avanti così fino al prossimo unodue. E' un peccato, perché di cose su cui discutere ce n'è un'infinità. Ma sembra che l'argomento non sia popolare e che non appassioni nessuno. E tuttavia bisogna provarci. La paventata (ennesima) riforma minaccia di fare dei servizi pubblici locali tutto un fascio, stretto, anzi costretto, fra le paroline magiche liberalizzazione e privatizzazione. E questo è il primo errore. Non c'è nessuna somiglianza fra le problematiche del trasporto locale e quelle di un'azienda che si occupa di energia. Il secondo errore è pensare che i problemi del trasporto si risolvano da soli. L'ignavia della politica, che promette soldi quando servirebbero idee, lascia credere invece che sia così. Non basta, insomma, foraggiare le imprese di trasporto, peraltro in gran parte in debito di efficienza, ma serve qualcos'altro. Serve, intanto, metterle in condizione di capire in che contesto agiscono. Così come non serve agitare lo spauracchio delle privatizzazioni, quando non esiste neanche un contesto generale di regole di riferimento o, almeno, un ente regolatore che sia diverso dall'ente locale. A proposito. Di tanto in tanto fa capolino l'idea di un'authority per il trasporto. Ecco, forse questo potrebbe essere un primo passo per dare la giusta dimensione nazionale al tpl. Sempre che si voglia |