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PESCARA. Ha ragione il presidente della Regione Ottaviano Del Turco quando dice che l'Abruzzo delle urne ha rispettato il suo patto con Prodi. Ma forse il voto del 9 e 10 aprile non ha rispettato le aspettative dei leader abruzzesi del centrosinistra nei confronti del proprio elettorato. A cominciare da Del Turco che si è speso molto in campagna elettorale per sostenere la Rosa nel pugno (Sdi più Radicali) e il suo candidato Lamberto Quarta, suscitando anche il malumore della Quercia (che temeva incursioni nel proprio bacino elettorale). La Rosa non ha sfondato come era prevedibile (un 3% scarso), anzi raccoglie meno di quanto abbia raccolto lo Sdi alle regionali del 2005 (5,2%), anche se si dirà che lì contava la carica personale di Del Turco, mentre Quarta è efficace e tostissimo uomo d'apparato più che d'immagine. Quarta se la prende con la legge elettorale: «Ha penalizzato i candidati che lavorano sul territorio». Camillo Cesarone, consigliere regionale dello Sdi, ammette: «Ci saremmo aspettati qualcosa di più, ma oggi conta il risultato dell'Unione che in questa regione è stata scelta dalla maggioranza dei cittadini». Del Turco è comunque contento perché il suo braccio destro «è sicuramente nel Parlamento» (c'è un accordo nazionale sulle opzioni dei capilista), ma da domani dovrà cominciare a pensare alla sua coalizione che da questo voto esce frastornata. Lo è l'Ulivo (Margherita-Ds) che alla Camera riscuote un 32,1%, meno del risultato delle due liste alle regionali. Il segretario dei Ds Stefania Misticoni e il segretario della Margherita Bernardo Mazzocca si potranno consolare confrontando il dato di ieri con quello delle politiche del 2001, quando i due partiti si presentarono separatamente e insieme sfiorarono il 30%, ma è consolazione che vale poco. Il risultato dell'Ulivo induce anche a sospettare che le analisi della vigilia sulla inefficacia del candidato nella formazione del consenso, data la cancellazione della preferenza, sia stata un'illusione, perché alla fin fine è il candidato che mette la faccia sul simbolo. Così la Margherita deve rimpiangere la migrazione di Carlo Costantini nell'Italia dei Valori, che in Abruzzo consegue un risultato lusinghiero (4,4% al Senato), a fronte di un Margherita che resta inchiodata al 12% e che a Pescara perde dieci punti secchi. Il coordinatore regionale Bernardo Mazzocca guarda al bicchiere mezzo pieno e cioè all'affluenza alle urne «molto più elevata che in passato» e al centrosinistra «che si conferma maggioranza solida in Abruzzo». Dal canto loro i Ds devono ammettere che fare una lista di parlamentari uscenti ha forse dato tranquillità interna alla Quercia ma ha deluso molto quell'elettorato che da un partito vorrebbe anche un po' di coraggio e di novità. E ieri Stefania Misticoni, solitamente sorridente, appariva un po' mesta all'occhio delle televisioni (mentre la Quercia s'affrettava ad annullare la festa prevista nella sede elettorale di Pescara), anche se le parole erano di soddisfazione per il risultato raggiunto: un 18,5% al Senato uguale al risultato delle Regionali e solo di qualche decimale più su delle politiche del 2001 (17,4%). Certo Del Turco da un lato e i Ds e la Margherita dall'altro hanno forse pagato l'impegno e la visibilità che dà loro il governo regionale, giunto a un anno di attività e quindi all'appuntamento con i primi bilanci, che non sono ancora soddisfacenti per stessa ammissione di pezzi della maggioranza. E non ha certamente fatto bene alla salute di quei partiti la polemica sulle cliniche private, che invece ha dato vigore a Rifondazione, che su questo tema ha scelto la linea dello scontro, portato avanti fino alla vigilia del voto, e ora può festeggiare i quasi sette punti percentuali e l'elezione certa del suo segretario regionale Maurizio Acerbo, «maturo», come dice lo slogan della sua campagna, per entrare in Parlamento. Il partito di Bertinotti in Abruzzo si assesta sul 7,8% al Senato, alle regionali del 2005 aveva ottenuto il 4,9%, alle politiche del 2001 il 5,5%. Acerbo è dunque il vero vincitore di queste elezioni in Abruzzo. Con lui festeggerà anche Carlo Costantini e il partito di Di Pietro. Tra Pescara e Montesilvano l'Idv ha triplicato i voti, e Costantini ha facile gioco nel dire che il merito è anche suo. «Che questi risultato si tramuti poi in un seggio», dice cautamente il presidente dell'Aptr, «dipenderà dal dato nazionale». «L'Abruzzo e Pescara hanno eletto un parlamentare», si sbilancia il coordinatore regionale dell'Idv Alfonso Mascitelli, «e il risultato della Lista Di Pietro in tutta la regione è assolutamente positivo, visto che siamo al di fuori del governo regionale e di molte amministrazioni locali. Siamo estremamente contenti di questo risultato». E se dunque le facce contano, l'Udeur deve contastatare che non è stata una buona scelta imbarcare il senatore Rocco Salini, spregiudicato surfista della politica, transfuga da Forza Italia, autore di un tentativo abortito di terzo polo con Carlo Masci (nel frattempo accolto dall'Udc), e poi ingaggiato da Clemente Mastella, che aveva dovuto rinunciare alla candidatura di Mimmo Srour, certamente più spendibile, ma bloccato da Del Turco sullo scranno di assessore regionale. L'Udeur prende al Senato un 2,8%, ben inferiore al 4,7% delle regionali (nel 2001 si era presentato il Ccd-Cdu riscuotendo un 5,5%). «Non possiamo che dirci insoddisfatti. Andrà fatta una analisi del voto», dice il segretario regionale Liberato Aceto, «e capire cosa è successo. Mi assumo tutte le mie responsabilità». Non gioiscono i Verdi e i Comunisti italiani che al Senato si sono presentati alleati sotto la lista Insieme per l'Unione per aggirare l'ostacolo della quota di sbarramento. La lista ha preso il 3,2%, mentre alle regionali separatamente avevano preso i Verdi il 2% e i Comunisti italiani il 2,9%. Per Walter Caporale il risultato abruzzese è comuqnue «Una vittoria nel segno dell'unità di tutti i partiti del centro-sinistra». E un auspicio «per la vittoria del centro-sinistra alle prossime Elezioni Comunali anche di Lanciano e di Vasto». |