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L'AQUILA. «Dobbiamo dare il via a una grande campagna per abolire la guerra». Quando Gino Strada pronuncia la frase conclusiva del suo intervento, scoppiano gli applausi del numeroso pubblico accorso ieri pomeriggio al cinema Massimo per incontrare il fondatore di Emergency, una delle più note organizzazioni umanitarie. Insieme al presidente Teresa Sarti il chirurgo, da poco rientrato dall'Afghanistan, ha ripercorso la storia che ha portato Emergency a curare, nei suoi dodici anni di attività, quasi due milioni di persone rimaste ferite in conflitti bellici. Mettendo anche in luce lo spirito che anima la sua iniziativa: «curare i feriti di guerra, dare sollievo alle popolazioni indirettamente coinvolte e diffondere i diritti umani promuovendo una cultura della pace e della solidarietà». Proprio quelle attività che le istituzioni internazionali dovrebbero promuovere secondo il proprio mandato, denuncia Strada, invece di «autorizzare, come fa il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite, bombardamenti ed azioni di guerra che ricadono nel 93 percento dei casi sui civili». La sala annuisce, immersa in un buio da cui emergono soltanto la sua voce e le diapositive di dolore e di speranza che scorrono sullo schermo. In prima fila siede anche Rinaldo Tordera, il direttore generale della Carispaq, a cui il presidente Sarti rivolge un accorato ringraziamento: «quando iniziammo a Milano, tutto era ancora allo stato progettuale. Eppure lui ci fornì un sostegno». Lo stesso che Strada è venuto a chiedere per realizzare in Sudan un centro cardiochirurgico «gratuito e di elevata qualità», l'unico in una nazione grande quasi come tutta l'Europa. |