Data: 26/09/2006
Testata giornalistica: Il Centro
In Consiglio regionale la legge sulla diaria. Mobilitazione dei sindacati contro la modifica delle norme sul personale

L'AQUILA. Sarà molto caldo, sia dentro che fuori palazzo dell'Emiciclo, il ritorno all'attività del Consiglio regionale dopo la pausa estiva. Nella seduta in programma stamani sarannno presenti all'ordine del giorno molti argomenti pesanti sui quali potrebbe scatenarsi la bagarre. Dalle questioni legate al personale e dirigenti regionali, alla contestata diaria, da abolire, per i consiglieri.
Il più "pericoloso" è quello riguardante la riorganizzazione del personale del Consiglio regionale con la modifica della legge 18 del 2001 sulla quale lo scontro tra sindacati interni ed esterni e Presidenza del Consiglio è già in atto ed oltretutto ha radici antiche.
I sindacati che denunciano la mancata concertazione su un provvedimento con il quale la presidenza del Consiglio regionale decide autonomamente dotazioni organiche e funzioni sia dei dipendenti sia delle segreterie politiche, hanno già fatto la prima mossa: Cgil, Cisl, Uil e Direr hanno chiesto di incontrare stamani i capigruppo regionali. In assenza di un accordo, potrebbe scatenarsi la mobilitazione. Fuori dall'aula, invece, la protesta è già stata programmata: a manifestare saranno i circa 150 precari dell'agenzia regionale per la Tutela Ambientale (Arta) scesi in piazza per chiedere maggiori garanzie sul percorso di stabilizzazione non sentendosi tutelati dalla scelta dei concorsi aperti all'esterno decisi dal Consiglio ed attivati dai vertici aziendali. Non ci dovrebbero essere, invece, problemi per l'abrogazione della norma sull'aumento di circa 2.200 euro al mese per ogni consigliere regionale della diaria per spese di rappresentanza, un provvedimento osservato dallo stesso Governo nazionale.
Sul personale, invece, il dissenso dei sindacati è formale e sostanziale: non c'è stata concertazione su un provvedimento ritenuto «insufficiente nei contenuti e nei principi soprattutto se si considera che l'atto principe con il quale si definisce l'organizzazione del Consiglio ha importanti ripercussioni sul rapporto di lavoro, le funzioni attribuite dei dipendenti e dei dirigenti, le relazioni sindacali e il rapporto tra la struttura amministrativa e politica».
Per il segretario regionale Funzione Pubblica Cgil, Antonio Iovito: «la riorganizzazione deve avvenire nell'ambito di un disegno generale che coinvolge Giunta e Consiglio. Al contrario, si rischia di acuire ancora di più i già difficili rapporti tra le due strutture. Inoltre, in questa proposta con alcune modifiche in realtà si va ad una deregolamentazione vera e propria. Le nostre richieste vanno nella direzione opposta».
La posizione di Fabio Frullo, segretario regionale della Funzione Pubblica Uil: «Prima di una riorganizzazione è ineludibile espletare la concertazione con i sindacati perché questo è segno di correttezza e trasparenza. Non c'è stata né informativa né concertazione».
Giuseppe Tagliente, consigliere regionale di Forza Italia ed ex presidente del Consiglio regionale ha attaccato il presidente del Consiglio, Marino Roselli, accusato di aver omesso la concertazione e di aver agito «per abbassare i controlli», al fine di favorire, «un'invasione sistematica nella gestione».

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