Data: 28/09/2006
Testata giornalistica: Il Sole 24ore Trasporti
«Un grande patto per i trasporti». Fit Cisl rilancia la concertazione

Una stagione di riforme ma anche di risorse mirate e di concertazione per modernizzare in profondità i trasporti.
E' questa la chiave per affrontare in modo coerente le troppe emergenze che invischiano il settore, provocando crisi aziendali a scacchiera, diseconomie, scarsa efficienza nella mobilità, scadimento delle relazioni industriali, conflittualità. L'Italia deve uscire dal cuneo di un sistema di trasporti arretrato, poco efficiente, dispendioso, capace di gettare una luce opaca su uno degli asset fondamentali per la crescita del Paese.
La crucialità delle reti è oggi di solare evidenza. Attorno al nucleo forte di telecomunicazioni, energia e trasporti ruotano le concrete speranze di imprimere una svolta decisiva all'Italia avviandola a quella ineludibile trasformazione verso la modernità e la maggiore competitività, dalla quale per molteplici ragioni politiche ed economiche è di fatto rifuggita negli ultimi 20 anni.
I trasporti sono un settore dove coniugare apporto del lavoro, diffusa innovazione tecnologica di processo e di prodotto, assetti normativi e di regolazione, governance delle imprese e partecipazione è assolutamente decisivo.
L'imperativo è di costruire e far funzionare, senza ulteriori indugi uno strumento per declinare contenuti, obiettivi, nonchè indirizzi industriali di una politica integrata per i trasporti e per la logistica, in grado di spaziare in tutte le articolazioni del settore dai vettori, alle imprese, dall'industria alla ricerca, dalle gestioni delle infrastrutture all'«interconnessione delle reti».
L'Italia è oggi costretta a misurarsi sulle tante emergenze finanziarie e industriali che minacciano pesantemente il settore dei trasporti: Alitalia, Ferrovie, Anas, flotta pubblica e porti, trasporto locale che finiscono per frenarne l'efficienza quanto la modernizzazione. Tutto ciò proietta ombre inquietanti anche sul mondo del lavoro. Sciogliere questo dedalo intricato di scelte mancate, di fallimenti industriali, di corporativismi, o tutele di interessi di parte, di logiche di campanile è possibile solo attraverso la costruzione di un grande accordo al quale contribuiscano direttamente tutti gli attori: Governo, Istituzioni e parti sociali.
La «cabina di regia sui trasporti» costituita a Palazzo Chigi può essere lo strumento idoneo e autorevole di questo progetto.
Occorre compiere scelte selettive degli investimenti infrastrutturali in connessione con le politiche trasportistiche, non perdendo i finanziamenti europei e accelerando sui progetti strategici, costruiti attorno ai corridoi plurimodali europei, all'esigenza di rilanciare in chiave competitiva l'Italia come asse fondamentale per i traffici non solo Mediterranei, ma che si estendono verso i quadranti dell'Est, Medio Orientali e dell'Asia, con ruolo incisivo del Mezzogiorno. La razionalizzazione complessiva dell'intera griglia della mobilità e il suo sviluppo integrato richiamano indiscutibilmente l'esigenza di forti standard di regolazione, di risorse crescenti da destinare a favore della modernizzazione e innovazione tecnologica del settore, con ricadute significative sui flussi, sulla qualità e sulla sicurezza.
Un coerente passo per il riordino e la crescita dei trasporti pone le basi per una serie di interventi coordinati sulle diverse filiere del settore. La questione delle liberalizzazioni e la competitività, non possono essere determinate dalla rincorsa ai costi più bassi non rispettando i diritti dei lavoratori e le clausole contrattuali. La «cabina di regia» deve allora proiettarsi verso la definizione di un piano industriale della mobilità cui non possono essere estranei da un lato una cornice di assetti industriali negoziali comuni nel settore, dall'altro una disciplina diversa del conflitto, insieme a un ancoraggio alla certificazione della rappresentanza, da realizzare non per via legislativa.
All'interesse dei lavoratori e del sindacato dovrebbe corrispondere analoga sensibilità da parte delle grandi associazioni d'impresa.
I lavoratori debbono partecipare, a vario titolo e in modo originale, a questa imponente trasformazione, incassandone anche dividendi positivi con l'aumento dei salari.
Ciò significa ampliare e valorizzare il livello contrattuale aziendale/territoriale e preparare la strada, tramite regole condivise e contratti d'area o di filiera, al contratto nazionale unico di settore.
La Fit e la Cisl si assumono esplicitamente l'onere di proporre un «patto» per i trasporti, senza infingimenti nè limiti alla dialettica e all'approfondimento, nella piena considerazione del lavoro quale bene prioritario per ogni persona, come pure per la coesione e la crescita di una società.

Claudio Claudiani
Segretario generale Fit-Cisl

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