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PESCARA. Il traffico merci nel porto di Pescara in un anno è cresciuto del 27,7 per cento, 58.255 tonnellate in più rispetto al 2005. Anche il movimento di passeggeri è salito con un 10,3 per cento in più e un aumento di 4.241 unità. «Tutto ciò nonostante i prolungati lavori di dragaggio», tiene a sottolineare Carlo Paternuosto, comandante della Direzione marittima Abruzzo-Molise. Mentre Pescara perde l'Ivan Zajc, il direttore marittimo svela un trend positivo legato all'impiego delle nuove banchine del molo di levante: «Disponendo di maggiori fondali rispetto alle banchine commerciali del porto canale, è stato possibile consentire l'ormeggio di navi di maggiori dimensioni e di conseguenza la movimentazione di maggiori quantitativi di merci, nonché un sensibile aumento del numero di passeggeri in transito, trasportati in maggior parte dalla Snav e, in misura minore, dalla compagnia Jadrolinija». In dettaglio, è aumentato anche il traffico di prodotti petroliferi, passato da 184.065 tonnellate nel 2005 alle 236.957 del 2006 (28,7 per cento in più): «L'aumento è notevole», assicura il comandante, «se si considera anche il periodo di fermo che ha interessato la delocalizzazione dell'oleodotto». IL DRAGAGGIO. Il direttore marittimo, affiancato dal comandante in seconda Giuseppe Meli, fa capire che questa è la strada giusta per lo scalo pescarese. Puntare, quindi, sul traffico passeggeri, ma senza tralasciare le merci. Basta predisporre un dragaggio adeguato: «La Regione», anticipa, «è impegnata a localizzare un sito a Pianella per stoccare eventuali scarichi di materiale dragato. In questo caso, il problema può essere solo quello dell'eccessivo dispendio per il trasporto». Per il futuro del porto è determinante, secondo la Direzione marittima, garantire un fondale di almeno 5 metri e questo si può fare raschiando almeno 150 mila metri cubi di materiale contro i soli 10 mila per garantire il passaggio di una fase d'emergenza. PIU' MULTE. L'aumento dei traffici ha messo a dura prova l'organico della Direzione marittima che dal 15 maggio al 15 settembre ha incrementato i controlli, totalizzando 1.276 ore di navigazione con 11.218 miglia percorse. Il bilancio dell'operazione «Mare sicuro» è di 724 controlli eseguiti in mare sul diporto di pesca e traffici mercantili, 1.405 quelli effettuati negli stabilimenti balneari e 306 presso ristoranti, pescherie e centri commerciali. Più controlli e, di conseguenza, anche più contravvenzioni (281) per un totale di 193.481 euro (80.825 euro in più rispetto all'anno scorso). I SEQUESTRI. I 42 uomini della Direzione marittima hanno eseguito 67 sequestri e confische, sequestrando 20.222 chili di prodotto ittico. Facendo un confronto con l'anno scorso, l'aumento di prodotto sequestrato è esponenziale. Si è passati dagli appena 2.535 chili del 2005 ai più di ventimila di quest'anno: «I controlli nella filiera della pesca in estate sono stati innalzati, anche se proseguono per tutto il resto dell'anno», dice il comandante. Quindi, gli uomini della Direzione marittima hanno controllato i pescherecci al largo, presidiato i punti di sbarco, i negozi, i ristoranti e anche la grande distribuzione, spingendosi fino all'entroterra abruzzese. L'INQUINAMENTO. I controlli antinquinamento lungo la costa sono stati 331, condotti anche con l'ausilio di un Atr in dotazione al terzo nucleo aereo della Guardia costiera, guidato dal comandante Rosario Capodicasa. Con uno speciale radar (Slar), l'aereo è in grado di passare al setaccio un raggio di 40 chilometri di mare tramite un sistema di onde elettromagnetiche e scovare così tracce di sostanze inquinanti. Ma il comandante rassicura: «Lo stato del mare a Pescara è buono e il bagno si può fare senza problemi». GLI ABUSI. Dopo l'operazione «Mare sicuro», l'attività della Direzione marittima non si ferma e prosegue sul fronte degli abusi sulla costa. «Si tratta di accertamenti sul demanio condotti sotto l'egida della Procura della Repubblica», spiega il direttore marittimo che però precisa: «A Pescara non ci sono abusi importanti, solo costruzioni un po' precarie e recinzioni mobili». I controlli, partiti da Sud, ora puntano verso Nord. |