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Signor direttore, sono un assiduo lettore de «il Centro». Sabato 23 settembre 2006, decido di trascorrere una giornata nella capitale. Da appassionato di ferrovie, prendo il diretto 3379, con partenza da Pescara centrale alle ore 6.18. Il piacere del treno e la sua comodità, giustificano il sacrificio della levataccia. Sul binario, pronto per Roma, il «Minuetto», elettrotreno di ultima generazione, composto da due carrozze intercomunicanti. Appena salito, non posso far altro che apprezzare l'elevato standard di qualità e pulizia, che sorprende all'interno del treno: a questo poi si aggiunge gradevolmente durante la corsa, una silenziosità e un confort rimarchevoli. Non c'è dubbio: gli sforzi profusi dalle ferrovie per il miglioramento del servizio al passeggero, sono più che tangibili. Dopo Carsoli, superato il territorio abruzzese, cerco i servizi igienici. Il capotreno che si trova nelle vicinanze, mi indica che sono collocati al centro del treno, tra le due carrozze. Mi avvicino alla toilette, ma non trovo la porta di ingresso. Il capotreno che sta passando apre la porta del bagno, guarda dentro, ed esclama: «è andato in blocco, e non è il solo». Morale: il bagno non è accessibile. L'unico, ribadisco, il solo bagno di un treno affollato (i posti a sedere erano quasi tutti occupati), che affronta un viaggio di tre ore e mezzo per 240 chilometri, non è fruibile. Riferisco soltanto un esempio, quello di una coppia di anziani (di cui uno con ridotte facoltà ambulatorie), che come me sedeva nella estremità posteriore della seconda carrozza, e che voleva servirsi della toilette, tornare sconsolati verso i posti a sedere e dire: «abbiamo impiegato quindici minuti per raggiungere il bagno e altri quindici per tornare qui, ma il bagno è inservibile». Ho provato tristezza nel vedere la espressione del malcapitato ottantenne, con probabili problemi di salute, costretto ad affrontare - suo malgrado - un problema non previsto. Penso non sia necessario aggiungere altro.
Cesare Gambacorta Giulianova |