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Adesso la Provincia attende la nuova udienza prevista l'8 novembre
La polemica torna a correre... in autostrada. Dopo la sentenza di condanna emessa l'altro giorno dal Tar del Lazio contro Anas e società Strada dei Parchi per gli aumenti scattati il 1° gennaio 2006 delle tariffe autostradali sulla A24 e sulla A25, adesso la Provincia annuncia la richiesta di annullamento di tutti gli aumenti e il risarcimento danni a partire dal 2003. Richieste che trovano il pieno accordo di quanti, come l'onorevole dei Ds Nicola Crisci, hanno appoggiato questa dura battaglia, iniziata con un primo rincaro dei pedaggi. E se un altro passo è stato fatto, adesso bisogna attendere l'8 novembre, quando si tornerà davanti ai giudici per la discussione dei ricorsi proposti in via autonoma dalla Provincia di Teramo, dalla Regione e dalla Comunità Montana. In vista della nuova data, il presidente Ernino D'Agostino parla di «una sentenza destinata a fare giurisprudenza», mentre sottolinea che nessun aumento automatico sarà ammesso «senza gli investimenti». «Siamo soddisfatti di questa sentenza del Tar del Lazio - commenta Crisci -, ma è ancora presto per cantare vittoria e deporre le "armi"». La guerra contro il caro pedaggi, infatti, non è stata ancora vinta, visto che gli aumenti ancora oggi gravano soprattutto sui pendolari. «Dopo il rigetto, a luglio, del nostro ricorso da parte del Tar Abruzzo - spiega D'Agostino - abbiamo aderito, insieme alla Regione e alla Comunità Montana, a quello presentato dalla Regione Lazio. Rimane in piedi, comunque, l'azione autonoma che abbiamo avanzato contro Anas e Società dei Parchi per l'annullamento degli aumenti tariffari a partire dal 2003 e il risarcimento dei danni». «Da ora in poi - aggiunge -, aumenti automatici senza nessuna contropartita risulteranno sicuramente meno facili». Commenti ottimistici arrivano anche dal presidente della Regione, Ottaviano Del Turco, e dal presidente della Provincia di L'Aquila, Stefania Pezzopane. I giudici del Tar Lazio, nella motivazione della sentenza, fanno riferimento a quanto prescritto in una delibera Cipe che ha introdotto il metodo del cosiddetto "price cap" per la revisione delle tariffe di pedaggio autostradale, prevedendo che gli adeguamenti si ancorino all'attuazione del programma di investimenti, previsto dal piano finanziario, secondo l'indicatore di produttività. «Ciò comporta - scrivono i giudici - che gli adeguamenti annuali della tariffa non possono essere automatici, ma si giustificano in relazione agli investimenti che il concessionario effettua (e di cui ha dato indicazione nel piano economico finanziario), essendo volti a garantire la remunerazione degli interventi compiuti». Ed è proprio su questo punto, gli investimento non effettuati dalla società Strada dei Parchi, che fanno leva tutte le proteste che si sono scatenate fino ad oggi e le richieste di annullamento dei rincari. Quindi, così come stabilito dai giudici, «è agevole rilevare che, a fronte dei lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria e delle nuove opere previste nel piano finanziario, risultino invece: la sola progettazione di alcune opere e impianti (Galleria di San Rocco, galleria del Gran Sasso, barriere di sicurezza) e non la loro realizzazione; la mera consegna dei lavori di raddoppio della tratta Villa Vomano - Teramo, anzichè la realizzazione e l'imminente completamento; la mera progettazione definitiva di complanari e della terza corsia nel tratto barriera est di Roma, via Togliatti e galleria Pittaluga, invece dell'esecuzione e definizione nei tempi previsti». |