Data: 10/10/2006
Testata giornalistica: Il Centro
Economia, Pescara non traina più l'Abruzzo. Cgil, Cisl e Uil: «Più attenzione al settore industriale». Il boom è solo nell'edilizia

Allarme dei sindacati: trend negativo della provincia per occupazione e investimenti

PESCARA. La "locomotiva" Pescara sbuffa e arranca. E i sindacati suonano l'allarme. Cgil, Cisl e Uil nell'assemblea unitaria di ieri hanno analizzato il momento che l'economia della provincia sta attraversando, ricostruito attraverso i dati di Cresa, Abruzzo lavoro e dell'osservatorio Siemens Ambrosetti. I numeri dicono che nell'ultimo anno il territorio pescarese ha perso capacità attrattiva per gli investimenti diretti esteri, dicono ancora che tutti gli indicatori economici - tasso di occupazione, di disoccupazione, di attività - sono in negativo, in controtendenza rispetto agli altri capoluoghi abruzzesi.
L'attivo provinciale dei delegati dei confederali, tenuto davanti a un parterre di amministratori e politici, si è dato un titolo significativo: «Pescara (h)a due facce». «Frequentemente rappresentata come la "locomotiva d'Abruzzo", Pescara ha le caratteristiche, le peculiarità, meglio ancora le potenzialità per essere il centro di attrazione, un supporto, uno stimolo allo sviluppo per l'intera economia regionale», ha detto in apertura il segretario della Camera del lavoro, Paolo Castellucci, al tavolo di presidenza con i segretari provinciali di Cisl, Umberto Coccia, e Uil, Roberto Campo, «ma una riflessione seria sulla reale condizione economico-sociale di questa provincia non è più rinviabile e deve partire da una analisi attenta dei dati».
Il dossier messo insieme dai sindacati parte dallo studio su scala nazionale dell'osservatorio Siemens Ambrosetti, che fotografa la capacità di regioni e province di attrarre investimenti diretti esteri e l'andamento di 8 fattori chiave per lo sviluppo, che misurano cioè l'efficienza e danno il senso della modernità di un territorio: percentuale sul Pil di investimenti in ricerca e sviluppo, investimenti fissi lordi, indice di infrastrutture economiche, Pil procapite, rapporto impiegati pubblici popolazione, percentuale di laureati in materie scientifiche sul totale, rapporto tra sofferenza e impieghi bancari, durata media di un processo civile.
In una Italia all'ultimo posto in Europa in riferimento a questi parametri, risulta che l'Abruzzo, insieme all'Umbria, guadagna qualche posizione. Ma non grazie a Pescara, che invece ha offerto la performance peggiore, perdendo due posizioni (dal 45º al 47º posto), scavalcata dall'Aquila (46º), Chieti ne ha perse una, mentre Teramo ha guadagnato 4 posizioni (da 69 a 65).
I dati di Cresa e di Abruzzo lavoro, sostengono i sindacati, confermano lo studio Ambrosetti e dunque l'allarme per le prospettive future. Nel dettaglio i due osservatori rivelano intanto che la provincia di Pescara ha perso occupati: da 119mila sono passati a 117 mila, superata in negativo solo da quella di Teramo mentre L'Aquila registra un aumento di 9000 impiegati e Chieti di 3000. E l'emorragia di posti di lavoro si registra nei servizi, con un meno 2,4% (da 83mila a 81mila) a Pescara, inquietante soprattutto se raffrontato al più 10,8% dell'Aquila, più 7,4% di Chieti. Cresciuto anche il tasso di disoccupazione, che registra il rapporto tra persone in cerca di lavoro tra i 15 e i 74 anni, e le forze occupate: Pescara passa dall'8,4% al 9,8% mentre L'Aquila scende dall'8,4% al 5,9% (Teramo da 6,1% a 6,6% e Chieti da 8,6% a 8,8%). E l'esercito dei disoccupati pescaresi è tinto di rosa, è colto ed è giovane: le donne senza lavoro nella provincia sono il 15,5% a fronte del 12,7% del 2004; i laureati a spasso il 4,5% del totale, i giovani tra 14 e 25 anni a caccia di impiego sono il 24%. Solo in questo ambito la provincia sul mare è superata dall'Aquila (25,8%). Anche nel triste settore dei disoccupati di lunga durata, quelle persone uscite dai cicli produttivi in una età che rende difficile una ricollocazione, Pescara ha un trend negativo: dal 3,7% è passata al 3,9%, L'Aquila dal 4,1 al 3,2%. Non conforta sapere che Teramo è salita dal 2,1% al 2,6%, e Chieti dal 3,7% al 4,3%.
A "salvare" la situazione generale ci ha pensato il settore delle costruzioni che, trainato dal capoluogo fiorito di cantieri, registra un aumento del 38,5% delle imprese e dell'8,2% di occupati.
Questi i dati reali, a fronte dei quali Cgil, Cisl e Uil chiedono l'apertura di tavoli di confronto con istituzioni e imprenditoria: «Va rilanciato un progetto di sviluppo», ha detto Castellucci, «che tenga conto maggiormente dell'industria, che con le sue 32mila imprese a Pescara non è più un settore residuale. Vanno risolte le grandi vertenze del metalmeccanico (Merker di Tocco), del chimico (polo di Bussi) e dell'abbigliamento a Penne (Brioni), pensando a infrastrutture viarie, e non solo, di sostegno».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it