Data: 11/10/2006
Testata giornalistica: Trambus
Responsabilità politiche. Un futuro incerto per le aziende di tpl

La finanziaria tiene banco, come è giusto che sia in questa stagione. Quindi rischia di passare in subordine una questione, che pure viene affrontata in sede di definizione della legge di bilancio. Quella, vale a dire, relativa al futuro assetto delle aziende di servizio pubblico fra le quali si annoverano anche le aziende di tpl. Finora il governo è stato abbastanza vago. Da una parte ha detto di voler ripristinare il meccanismo delle gare, quale principio generale degli affidamenti che si andranno a fare in futuro. Volendo con ciò sottolineare la vocazione che i servizi pubblici dovrebbero avere (la logica di mercato) per obbedire a quella logica di efficacia e di efficienza che si chiede loro. Dall'altro, il governo ha deciso di non includere le aziende pubbliche nelle agevolazioni sul cuneo fiscale che si riconoscono a tutte le aziende private, appunto perché, ha spiegato il presidente del consiglio, sono fuori proprio dalle logiche di mercato. In sostanza si fa capire che le aziende a capitale pubblico hanno un vantaggio - quello di agire in regime protetto - rispetto a quelle private, che invece sono obbligate dai meccanismi di concorrenza ad essere quanto più possibili efficaci. La contraddizione è evidente: in nome del mercato si decide di togliere questo vantaggio alle aziende pubbliche, obbligandole al contempo ad obbedire a una logica di mercato nel momento in cui si dice che devono sottoporsi a una gara per ottenere l'affidamento di un servizio. Forse sarebbe più onesto dire a chiare lettere che le aziende di servizio pubblico non hanno un futuro, se non come entità residuali della politica economica degli enti locali. E chi ha orecchie intenda, come diceva il filosofo.

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