|
La Confindustria calcola che l'inefficienza della logistica e la carenza infrastrutturale pesano sul sistema produttivo del Paese per circa 7.5 miliardi di euro l'anno. A questa stima è corretto aggiungere il danno, non immediatamente quantificabile, che subiscono quotidianamente e individualmente alcuni milioni di cittadini nei loro spostamenti. La conclusione è persino ovvia, il settore dei trasporti non è in grado di assolvere con la qualità necessaria la sua missione produttiva. Meno scontato è comprenderne le cause e individuare le leve da muovere per modificare questa situazione. I trasporti hanno alcune peculiarità rispetto alla produzione manifatturiera, a partire dalla banale considerazione che quanto si produce o viene utilizzato immediatamente o va irrimediabilmente perso, ne consegue che più che altrove è necessaria un'analisi attenta dei bisogni e una corretta programmazione per non sprecare risorse. Inoltre, nella nostra epoca, la tendenza di fondo della domanda di trasporto è orientata alla crescita costante, a tassi bassi quando l'economia è ferma e in modo tumultuoso nei periodi di sviluppo. In altre parole la crisi dei trasporti non deriva da una crisi di domanda, si tratta invece essenzialmente di una vera e propria crisi di offerta, in qualche caso in termini di quantità e quasi sempre in termini di qualità del servizio. Se è così il nodo da aggredire riguarda principalmente questo lato del problema. Ed è evidente, come dimostrano gli andamenti recenti, che le scelte di liberalizzazione e privatizzazione di molti segmenti del settore non hanno invertito questa tendenza. Va considerata l'ipotesi che il mercato non sia in grado di correggere automaticamente questa inefficienza. La qualità e l'efficienza di un sistema complesso quale quello dei trasporti dipende, invece, in larga misura da fattori che richiedono un intervento di programmazione e regolazione di sistema. In primo luogo occorre fare i conti con la qualità e la quantità delle infrastrutture. Un buon sistema di trasporto aereo richiede una corretta programmazione delle infrastrutture a terra, in Italia abbiamo oltre cento piste di atterraggio e nessun aeroporto. Per rilanciare il trasporto ferroviario sarebbero investimenti costanti sia nella rete sia nei materiale rotabile, per sviluppare il trasporto marittimo e le attività portuali occorrerebbe garantire l'adeguamento infrastrutturale in coerenza con i mutamenti produttivi del settore e ancora, un sistema efficiente di trasporto locale avrebbe bisogno di una programmazione pluriennale del flusso delle risorse e di un governo unitario, o almeno coordinato, delle diverse modalità, al trasporto su gomma serve una rete viaria e autostradale che finalmente risolva i «colli di bottiglia» che da decenni propongono la congestione in diversi punti nevralgici del Paese. La risposta a queste domande non può venire dalla spontaneità del mercato, occorre un'azione di governo che decida le priorità, acquisisca e orienti gli investimenti pubblici e privati necessari nell'ottica dell'interesse generale. E ancora c'è bisogno di far dialogare le diverse modalità di trasporto. Ogni momento di interscambio, sia che avvenga in un porto, in un aeroporto o in un interporto, procura un momento di diseconomia conseguente alla «rottura del carico». E' evidente che tanto più sarà efficiente la fase di ricomposizione e tanto più sarà efficace la performance del sistema. La stessa esigenza del riequilibrio modale tra gomma e ferro, l'affermarsi delle autostrade del mare, non si realizzerà senza un intervento programmatorio basato su incentivi e disincentivi decisi nell'interesse generale e non lasciati alle convenienze immediate del mercato. In definitiva occorre prendere alto che l'assenza di una politica dei trasporti e all'origine di buona parte dell'inefficienza del nostro sistema logistico, e se 20 anni fa era possibile surrogare l'assenza di una cabina di regia attraverso il confronto diretto con le grandi aziende monopoliste che di fatto coincidevano con interi settori del trasporto, oggi anche questo mezzo è venuto meno, e non è stato sostituito da nessun luogo fisico e politico in grado di assolvere questa funzione. Non lo sono i vari ministeri cointeressati, non lo sono i diversi enti di regolazione del mercato e, in epoca di incoerente e potenzialmente devastante processo di devoluzione, tanto meno lo sono gli Enti locali e le regioni. Da qui l'esigenza di costruire un luogo di confronto sistematico sulla politica dei trasporti. Ma la «cabina di regia» non può trasformarsi in una sorta di sede di appello per le vertenze incagliate, altro è il suo ruolo e la sua utilità. Può diventare, invece, la sede per una rinnovata politica di programmazione e di concertazione e deve porsi il problema della semplificazione dell'arcaica struttura contrattuale del settore definendo un grande patto sulle regole del sistema. Nei servizi non si compete senza un buon rapporto col lavoro, e il lavoro nei servizi non ha mai avuto un atteggiamento aprioristicamente antagonista. Su questa realtà occorre investire, e lo sviluppo di corrette e innovative relazioni industriali potrebbe portare con sè il non trascurabile risultato di prevenire, o almeno discriminare, il conflitto. Fabrizio Solari Segretario generale Filt-Cgil |