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PESCARA - Vita grama per gli ambulanti dell'abbigliamento abruzzesi. Guadagnano poco più di 500 euro al mese, come un pensionato sociale al minimo. Non se la passano meglio sarti e fiorai. Addirittura i ristoratori dichiarano appena 13mila euro, roba da fame, altro che piccole e medie imprese. Poi, c'è tutto il mondo degli autonomi, degli artigiani, di quelli che presentano certi conti , come idraulici ed elettricisti, che sono un vero e proprio salasso, eppure guadagnano meno di un dipendente pubblico di sesto livello. I conti non tornano. E, come noto, adesso se ne sono accorti anche il Governo ed il Fisco incrociando i dati di una cinquantina di categoria di lavoratori. «L'evasione e l'elusione non sono una novità -spiega il professor Giuseppe Mauro, docente di Economia all'università d'Annunzio- I dati elaborati mostrano che alcune categorie di lavoratori autonomi sono al di sotto degli standard di normalità». Basti pensare agli imbianchini, che in Abruzzo hanno dichiarato di aver guadagnato, in media, appena 17mila euro scarsi. «Il fenomeno si può ricondurre anche all'elusione ed all'economia sommersa -aggiunge il professor Mauro- E' un problema che causa una distorsione dell'economia reale, perchè minori entrate riducono il flusso di cassa e quindi la capacità di spesa dello Stato nel fare investimenti pubblici». Ma ci sono anche altri problemi, legati all'evasione. «Si crea una sperequazione psicologica tra classi sociali. Nel caso specifico: lavoratori autonomi e dipendenti. Una sperequazione che determina una situazione di difficile controllo del bilancio pubblico. Purtroppo, l'evasione non si combatte nel breve periodo. Prova ne sia che in finanziaria sono stati previsti appena quattro miliardi di euro da recuperare». Secondo Mauro evasione ed elusione hanno preso piede nel corso degli anni '80 e '90 con le politiche dei governi che in qualche modo hanno chiuso un occhio, praticando la politica dei condoni. Gli artigiani ed il polo delle partite Iva abruzzesi si difendono e non ci stanno a passare per evasori e si giustificano dicendo che i valori al ribasso sono dovuti alle medie dei piccoli centri. «Sarà pure vero -conclude il professor Mauro- , ma la massa del flusso dei ricavi è data dalle grandi concentrazioni urbane, quindi c'è qualcosa che non torna. Tuttavia dal Governo ci si aspettava una politica diversa, con tagli alle spese e riduzione del carico fiscale per far ripartire i consumi. Questo non si è verificato ed è un problema per la crescita». |