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(ANSA) - PERUGIA - Il ministro delle infrastrutture, Antonio Di Pietro, considera ''del tutto improprio affermare che se non si fa questa fusione tra Autostrade ed Abertis si mettono a rischio gli investimenti: vorrei far presente che, ad oggi, mancano circa tre miliardi di investimenti. Questa e' una certezza. E dunque il maggiore o minore investimento non dipende dall' autorizzazione alla fusione, giacche' quelli che erano previsti non li hanno fatti''. Lo stesso Di Pietro contesta anche ''l' idea che le societa' si danno un tempo per mettere poi in mora lo Stato. Noi non abbiamo posto un termine, e non ci puo' essere posto un termine'', ha detto Di Pietro stamani a Perugia ai giornalisti. ''Questi se la cantano e se la suonano da soli - ha proseguito - senza pensare che lo Stato ha il dovere di preoccuparsi non solo dei loro interessi societari, ma anche dell' interesse dei contribuenti, dei consumatori e delle maestranze''.
In vista della fusione Autostrade-Abertis, il Governo ha ''il dovere di riscrivere la concessione in modo piu' equo per il consumatore perche' altrimenti al consumatore non pensa nessuno'': lo ribadisce il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, all' indomani del ''semaforo verde'' annunciato dal presidente del consiglio alla fusione delle due societa'. Stamani a Perugia, con i giornalisti Di Pietro ha tenuto a chiarire che quella sul ''semaforo verde'' e' un' affermazione ''che dice tutto e non dice nulla, anzi, non dice nulla, in quanto la fusione tra due societa' e' un fatto privato, per cui non c' e' stato un semaforo, ne' verde, ne' giallo e ne' rosso''. ''Altra cosa - ha spiegato ancora il ministro - e' la concessione che deve essere trasferita al nuovo soggetto: e' un atto amministrativo concesso solo in presenza di determinati requisiti di rispetto di norme di legge. Che dobbiamo ancora valutare tutti. In particolare, abbiamo fatto un decreto legge che rivisita profondamente le concessioni autostradali, perche' cosi' come sono adesso non prevedono la possibilita' concreta di un controllo e di un verifica delle infrastrutture da realizzare, della loro qualita' e della manutenzione, della sicurezza dei cittadini e del giusto costo del pedaggio. In questo contesto nasce il bisogno di rivedere la concessione: ecco perche' ha ragione Prodi quando dice che e' un problema italo-italiano, che riguarda tutte le concessioni e non la fusione in questione'', e' stata la conclusione di Di Pietro
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