Data: 22/10/2006
Testata giornalistica: L'Unit
L'Italia di Foggia, quella di Vicenza. 30000 contro lo sfruttamento 3000 contro la Finanziaria. Epifani «Cari signori del nord, ascoltate il messaggio che viene da qui»

«Oggi in Italia ci sono due manifestazioni: quella di Foggia contro il lavoro nero e per la dignità del lavoro e quella a Vicenza del nord ricco. Ai signori di Vicenza voglio dire: cari signori del nord, ascoltate il messaggio che viene da qui». Guglielmo Epifani, segretario della Cgil, non è tenero con gli imprenditori, per le loro responsabilità nello sfruttamento dei lavoratori e degli immigrati, soprattutto quelli irregolari. Il sindacalista parla nel capoluogo salentino davanti a trentamila persone venute qui per dire un no tondo allo sfruttamento delle braccia.

«Non mi sono piaciuti - ha detto Epifani - i troppi silenzi dei signori delle organizzazioni delle imprese» sulla questione dello sfruttamento, «come se il problema riguardasse solo chi sta qui a Foggia, e non loro». Per Epifani, invece, per ogni lavoratore sfruttato in condizioni disumane c'è una impresa che lo sfrutta, e questa impresa poi vende il proprio prodotto ad un'altra impresa che lo utilizza. «Tutto questo - ha detto - chiama la responsabilità delle imprese agricole e delle imprese industriali, o pensano di fare finta di nulla e guardare da un'altra parte?».

In 30mila hanno partecipato alla manifestazione promossa da Cgil, Cisl e Uil per dire no al lavoro nero e chiedere dignità al lavoro. Due cortei, alla testa di uno dei quali erano i segretari generali Guglielmo Epifani (Cgil), Raffaele Bonanni (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil), dalla periferia della città hanno raggiunto piazza Cavour dove si è svolto il comizio conclusivo. In piazza oltre a tante delegazioni di lavoratori giunte da tutto il Mezzogiorno, vi erano anche molti lavoratori extracomunitari per chiedere uguali diritti, almeno sul lavoro.

Prima dei sindacalisti hanno parlato tre lavoratori, un cittadino marocchino, una polacca ed una giovane precaria italiana, che hanno ribadito la necessità di una lotta comune delle istituzioni e del movimento sindacale contro il lavoro nero, la precarietà, contro i fenomeni aberranti di vero e proprio schiavismo scoperti recentemente nelle campagne del foggiano. D'altra parte, è stato denunciato, si tratta di fenomeni antichi, troppo spesso tollerati, quasi fossero delle rare distorsioni di un sistema economico sano. In realtà tali episodi sono più diffusi - come evidenziano le numerose operazioni di polizia delle ultime settimane - di quanto talvolta si ritiene comunemente.

Sotto accusa anche la Confindustria, perché non si può fare finta di niente, fingendo di non sapere, per esempio, che i pomodori raccolti nel tavoliere da veri e propri schiavi prigionieri di mercanti di braccia, finiscono in industrie agroalimentari italiane,

Anche Epifani si è rivolto poi alla Confindustria accusandola di non essere coerente su questo tema. «Confindustria chiede giustamente ad esempio per i prodotti del tessile la tracciabilità, ma come fa a chiedere questo per sé e non per questi lavoratori?». «Non c'è coerenza - ha concluso - perché quello che chiede per sé lo nega per gli altri. Noi non ci stiamo e per questo abbiamo costruito una piattaforma unitaria su questo tema».

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