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PESCARA. Le polemiche nazionali fra Cobas e parte della Cgil non li hanno scoraggiati. Saranno 700 i lavoratori abruzzesi che il 4 novembre risponderanno all'appello partito lo scorso luglio da un cartello di sigle sindacali, associazioni e partiti di sinistra per partecipare alla manifestazione contro il precariato e per il superamento della legge 30, la cosiddetta legge Biagi. «In Abruzzo almeno il 20 per cento degli 85 mila lavoratori metalmeccanici vive con contratti precari, specie nelle piccole e medie imprese», ha spiegato ieri il segretario regionale della Fiom-Cgil Nicola Di Matteo, «e saremo a Roma per chiedere che si dia una risposta a queste persone. Ma saremo lì sapendo che, nonostante ci sia molto da fare a partire dalla Finanziaria, il governo Prodi non è affatto un governo nemico dei lavoratori». Parole che la Cgil considera necessario sottolineare dopo la rottura del fronte che in luglio aveva messo insieme tre categorie Cgil, i Cobas, la sinistra Ds, Rifondazione, il PdCi, l'Arci ed una serie di sigle della sinistra radicale. Pochi giorni fa il cartello si è frantumato dopo un'inserzione su un quotidiano nazionale nella quale i Cobas facevano appello alla mobilitazione per il 4 novembre dipingendo Cesare Damiano, ministro del lavoro nonché ex sindacalista della stessa Fiom, come «amico dei padroni». «Un attacco volgare e insensato», ha sottolineato il leader abruzzese dei metalmeccanici Cgil, «che non condividiamo affatto, ma che non ci fa perdere di vista il bisogno di manifestare per chiedere che da subito, fin nei prossimi giorni, il governo Prodi affronti la questione del precariato come previsto nel programma dell'Unione». A Roma tuttavia non ci saranno tutti i membri del comitato «Stop precarietà». Dopo l'inserzione dei Cobas, hanno ritirato la propria adesione le altre due categorie della Cgil (scuola e funzione pubblica) e la sinistra Ds. |