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(ANSA) - ROMA - ''Non intendo commentare le modalita' della mia uscita. Il mio rapporto, come tutti i manager pubblici e privati, era regolato da un contratto. Non c'e' stata alcuna negoziazione, come e' stato detto piu' volte''. L'ex presidente ed amministratore delegato del gruppo Ferrovie, Elio Catania, lo scrive in una lettera a Repubblica, ''con riferimento - spiega - alle dichiarazioni del ministro Bersani'' riportate dal quotidiano il 26 ottobre. Catania parla di ''significativi miglioramenti'' sul piano operativo sotto la sua gestione, dimostrati da ''dati inconfutabili'', e rileva che ''la criticita' della situazione finanziaria riflette principalmente interventi precisi della politica'', blocco delle tariffe e tagli ai trasferimenti, ''in assenza dei quali il bilancio gia' nel 2005 avrebbe riportato utili''. Per il manager ''c'e' un solo modo per riportare realmente in bonis le Fs, senza penalizzare il servizio: allenare le tariffe all'Europa e ripristinare i trasferimenti. E' una occasione - dice - che mi auguro il ministro Bersani, al quale va la mia profonda stima, non vorra' mancare''. Intanto il ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani replica ad un'altra lettera di Elio Catania, pubblicata ieri dall'Unita': ''Nella lettera Catania non smentisce l'entita' della liquidazione, pari a 7 milioni di euro, evidentemente prevista dal suo contratto. Se tutto cio' e' poco giustificabile in via assoluta - dice il ministro - lo e' ancora di piu' in relazione ai risultati ottenuti che mostrano una azienda in una situazione assolutamente critica. Siamo i primi a sottolineare che in questi anni l'azionista sia venuto meno ai propri impegni, tuttavia e' difficile da esentare da responsabilita' i massimi dirigenti che avrebbero comunque potuto far sentire la loro voce ed agire, ad esempio, in campo tariffario, laddove erano in condizione di intervenire anche di fronte a comportamenti opportunistici del precedente governo'' |