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PESCARA. Al di là dell'esito della vicenda giudiziaria dell'ex presidente della Fira, Giancarlo Masciarelli, per la Regione questa inchiesta segna un punto di non ritorno. I cittadini, a prescindere dall'orientamento politico, si attendono una mossa decisa della giunta e anche del Consiglio. Una concreta sterzata. Un passaggio politico e amministrativo coerente, capace di segnare una rottura con i metodi e le scelte che hanno portato, negli ultimi dieci anni, la Regione Abruzzo a un passo dalla bancarotta finanziaria. La spesa per la sanità è fuori controllo e provoca, ogni anno, un buco da 250 a 300 milioni di euro. La Regione è seduta su un vulcano di debiti pari a due miliardi e 800 milioni di euro. Oggi si riunisce la giunta sotto la presidenza di Ottaviano Del Turco. L'obiettivo cercare di trovare una soluzione per approvare il bilancio di previsione entro il 31 dicembre. L'anno scorso ci riuscì. Ora il compito si presenta più difficile. Mancano all'appello 125 milioni di euro. Gli aumenti di imposte, accise e bolli auto non bastano a coprire le uscite in eccesso. La legge Finanziaria per il 2007 in queste condizioni non potrà essere approvata. Ma non è solo l'aspetto finanziario, anche se drammaticamente impellente, l'unica risposta che gli abruzzesi chiedono al governo presieduto dall'onorevole Ottaviano Del Turco. In questo momento delicato, dalla Regione si attendono comportamenti decisi e scelte coerenti sul piano etico. Lo scandalo della Fira arriva in un momento già di per sé difficile. Ci sono problemi di sostanza e d'immagine da affrontare. Tanto per fare un esempio, non ha giovato alla maggioranza e all'istituzione, la scelta fatta nella scorsa primavera di procedere ad un aumento di tremila euro mensili delle indennità dei consiglieri regionali. Quella fu una decisione improvvida, presa alla vigila dell'annuncio del possibile inasprimento delle imposte regionali per far quadrare i conti sanitari. Un errore di gioventù, si potrebbe obiettare, per una maggioranza che all'epoca compiva il suo primo anno. Dodici mesi potevano essere pochi per rendesi conto dell'aria che tira dentro ma soprattutto fuori dal palazzo dell'Emiciclo. La crisi fa sì che il costo della politica è oggi un metro di misura sensibilissimo dei cittadini. Ora la giunta deve fare i conti definitivamente col passato. Anche se non gli appartiene del tutto. Il governo Del Turco si è preso tutto il tempo necessario per fare una disamina della situazione ereditata nell'aprile del 2005. Ora è necessario cambiare passo. Qualche cosa si è fatto. E' apparsa più che legittima la decisione presa dal presidente Del Turco di sostituire presidenti e manager degli enti strumentali e delle società controllate: dalle Asl all'Arpa. Dalla società che gestisce l'aeroporto a quella della Ferrovia Sangritana. Si governa anche così, dando coerenza operativa alle scelte che la giunta intende fare. Stupisce che tanta determinazione sia venuta a mancare quando si è trattato di metter mano alla Fira. Così oggi, a seguito dell'azione dirompente di due procure, la giunta regionale si trova a fare da tappo a scelte fatte da altri. E quando è saltato il tappo con le inchieste giudiziarie ne è rimasta coinvolta, sul piano politico s'intende. La giunta Del Turco è responsabile di aver tenuto un presidente e il suo staff alla guida di una società a controllo pubblico, che in verità era sfuggita al controllo pubblico. Negli ultimi cinque anni in Abruzzo si è messo in essere un meccanismo infernale. Una struttura esterna alla Regione ha condotto il gioco, amministrando milioni pubblici con un criterio di azienda privata. Sostituendosi di fatto all'Ente e aggirando regole e regolamenti. Industria, artigianato, sanità, erano tutti settori «appaltati» alla Fira. Di qui transitavano la gran parte dei fondi europei e nazionali. Un potere enorme, che la Fira di Masciarelli ha ricevuto per volontà della giunta di Giovanni Pace e con la spinta politica del suo vice Vito Domenici. La Procura di Pescara sostiene che l'azione della Fira aveva «obiettivi criminosi». Hanno per questo arrestato, sette giorni fa, l'ex presidente, il direttore e alcuni componenti del consiglio di amministrazione. E con loro un gruppo di imprenditori coinvolti in un giro di assegnazioni sospette di fondi europei (Docup). Accuse che dovranno essere confermate dal pronunciamento della magistratura. Chiarezza su questo lo faranno le aule dei tribunali. Sul piano dell'opinione pubblica, invece, lo scandalo Masciarelli-Fira ha avuto effetti dirompenti. Il ruolo che attende Del Turco è soprattutto quello di ricostruire la fiducia dei cittadini verso le istituzioni regionali. Il tessuto produttivo dell'Abruzzo mostra importanti segni di ripresa. Sul piano politico, invece, con lo scandalo Fira la Regione è finita sul ciglio di un baratro, costellato di sospetti e sfiducia. L'Abruzzo da due lustri cerca un equilibrio. Un'eredità all'età dello sviluppo, realizzato sotto la guida della Dc e anche grazie alla spesa pubblica dai cordoni larghi. Tempi e condizioni che non ritornano. Gli elettori abruzzesi le hanno tentate quasi tutte. Prima il centrosinistra, poi il centrodestra. Delusi sono tornati in massa a scommettere sul centro sinistra di Del Turco, che ha vinto col 60% dei consensi. Non era mai successo. La giunta e il consiglio hanno ora davanti un compito delicato, ma decisivo. Evitare che la sfiducia porti a una deriva qualunquista una società vitale, che chiede di tornare alla legalità e alla buona amministrazione. Allo sviluppo. |