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La sinistra in piazza con Rifondazione PESCARA. Alla fine lo dice Maurizio Acerbo quello che tutti pensano e si dicono, in un continuo passaparola, nella piazza sferzata da un vento polare, dove a portare solidarietà a Rifondazione comunista è arrivato persino il presidente della Regione Ottaviano Del Turco. «Non sappiamo se a incendiare il circolo "Gramsci" siano stati dei deficienti, o se è stato qualcuno dominato da ideologie di destra. Ma non possiamo escludere che si tratti di un altro tipo di squadrismo: uno "squadrismo d'affari", provocato dalle nostre prese di posizione sui problemi del territorio». Le folate fanno danzare il fuoco che arde sotto le castagne, in piazza Grue, nel giorno della rabbia e dell'orgoglio comunista. Vino e caldarroste per trecento persone che hanno sfidato il gelo tagliente per testimoniare la propria vicinanza al partito, colpito da una intimidazione. A qualche decina di metri, aperta per chi volesse vedere coi propri occhi, c'è la sede del partito, dove all'alba del primo novembre qualcuno ha lanciato una tanica di benzina e poi ha innescato il fuoco. «Noi continueremo a batterci contro la speculazione edilizia e per la questione morale» scandisce al microfono il parlamentare. Nel piazzale sotto i pini è raccolto il popolo della sinistra: Rifondazione al completo, i vertici dei Ds con Stefania Pezzopane e Massimo Sfamurri, della Margherita con Gialuca Fusilli, dei Comunisti italiani con Angelo Di Rosa, dell'Italia de Valori con Alfonso Mascitelli e Luca De Renzis, dello Sdi con Silvana Prosperi, tutta la Cgil schierata al fianco dei compagni, i rappresentanti in consiglio comunale, in testa il presidente Gianni Melilla, gli assessori, Edoardo De Blasio, e Massimo Luciani. E poi i militanti, numerosi. Manca il sindaco Luciano D'Alfonso, ed è un'assenza vistosa. «La sua presenza sarebbe stata opportuna» si rammarica il segretario regionale del Prc Marco Gelmini. Sulla matrice dell'incendio Ottaviano Del Turco non ha dubbi: «Pensano che bruciando le sedi possano bruciare le idee, è la manifestazione più stupida del teppismo fascista. Non conosco altre culture capaci di pensare una cosa del genere, del resto i fascisti cominciarono bruciando le sedi socialiste e dell'Avanti». I messaggi di solidarietà, arrivati a Rifondazione a decine, vengono letti al microfono. Ma i primi a fare un gesto concreto, che va al di là delle parole, sono gli amici della Cgil, la cui sede dista poche decine di metri dalla sezione distrutta. È Franco Leone ad annunciare la decisione del sindacato: la Cgil provinciale stanzierà 500 euro, mille arriveranno da quella regionale. Anche l'assessore alla Cultura Adelchi De Collibus ha voluto partecipare alla rinascita della sezione con un segno: a Rifondazione ha donato quattro libri, libri come quelli finiti in cenere sugli scaffali arsi dal rogo, e scelti non a caso: «Il nemico invisibile», «Il peccato capitale» di Vezio De Lucia, storia dei piani urbanistici, e «Parole al vento» di Giame Pintor. E poi le lettere inviate dal Che a Fidel mentre lasciava Cuba. Il senatore Nevio Felicetti rabbrividisce nel soprabito, ma non rinuncia a parlare: «Sono vecchio e guardo a voi con speranza: come reagirete? Come reagimmo noi dal 1945. Abbiamo avuto cento e cento attentati, siamo rimasti uniti gli uni agli altri, solo così fascisti o teppisti non potranno prevalere». Al microfono si susseguono gli interventi, i ragazzi del circolo di San Giovanni Teatino, colpito da una bomba carta a marzo, srotolano uno striscione «Né fuoco né bombe fermeranno le nostre idee». Gli attori Giampiero Mancini e Cam Lecce leggono poesie. La scatola dei contributi si riempie, monete, banconote, assegni: alla fine saranno tremila euro. Da qui si riparte. «Nella sede c'era un vecchio ritratto di Lenin» racconta Acerbo. «La cornice è bruciata, il vetro scoppiato, ma il volto è intatto. Se avessimo altre tradizioni, questo diventerebbe un santuario. Ma noi non crediamo nei miracoli...». |