Data: 05/11/2006
Testata giornalistica: L'Unit
Servizi pubblici locali: privatizzazione o liberalizzazione?

Approdata in commissione al Senato, la riforma dei servizi pubblici locali è diventata la nuova frontiera del dibattito all´interno dall´Unione. Critici Rifondazione, Verdi e Pdci. Il capogruppo al Senato del Prc Giovanni Russo Spena ha scritto che è una legge che impone «una torsione della maggioranza in direzione degli interessi dell´industria». Secondo il ministro per gli affari regionali Linda Lanzillotta è invece «un tema sul quale si verifica la capacità dei riformisti di portare avanti un progetto politico»

Il disegno di legge punta a «favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale». Secondo il governo una svolta a 180 gradi: la scelta del mercato come garanzia di un´offerta migliore per i cittadini. L´affidamento a gara del servizio contro l´affidamento diretto a società a capitale misto o totalmente pubblico. Per essere ancora più chiari: la scommessa, ad esempio, che in una grande città la concorrenza fra diversi gestori del trasporto pubblico porti più autobus e abbassi il costo del biglietto.

Funzionerà? I critici hanno molti dubbi. Citano i casi, sparsi qua e là in Italia, nei quali progetti simili hanno già fallito. Secondo Marco Bersani dell´associazione Attac «tutte le ricerche, istituzionali o meno, dimostrano chiaramente come l´ingresso dei privati nella gestione dei servizi abbia comportato nel tempo riduzione dell´occupazione e precarietà del lavoro, diminuzione della qualità del servizio e aumento delle tariffe». La risposta è in alcuni casi un´antitesi radicale. Come l´ultima campagna di Sbilanciamoci, che propone per i beni comuni, dai rifiuti all´acqua all´energia, il ritorno ad una gestione totalmente pubblica.

Il ministro Lanzillotta sostiene che il suo disegno di legge corrisponde esattamente a quanto indicato nel programma dell´Unione. Nel quale, in effetti, si legge che «per noi liberalizzare significa contrastare rendite monopolistiche e corporative, migliorare qualità e prezzo per il consumatore, garantire fondamentali clausole sociali per gli operatori». Si precisa che «nei servizi a rete (energia, trasporti) la proprietà delle reti deve rimanere pubblica». Si chiarisce che nel settore dell´acqua sia la rete che il servizio devono rimanere pubbliche. Tutto come nel disegno di legge presentato dal governo. Ma forse non abbastanza. Perché poi ci sono i passaggi di più difficile interpretazione. Come quella frase, nel capitolo sulle pubbliche amministrazioni, che recita: «Vi sono beni pubblici che non possono essere prodotti dal mercato e che sono essenziali per la vita e lo sviluppo del paese. In questi casi la responsabilità pubblica deve essere chiara e trasparente».

Come sia sia, le garanzie per i cittadini per ora stanno nelle due deleghe al governo che costituiscono il cuore del disegno di legge. La riforma ancora da scrivere. In particolare l´articolo 2 (delega per la riforma dei servizi pubblici locali) spinge con decisione in direzione del mercato, consentendo solo in casi eccezionali (ma su questo i comuni chiedono maggiore precisione) la deroga alla gara pubblica per assegnare una gestione, e contrastando in modo deciso le rendite monopolistiche e le asimmetrie nella concorrenza dei mercati.

L´articolo 3 (delega per l´adozione di misure finalizzate alla tutela degli utenti dei servizi pubblici locali) stabilisce invece che ogni gestore adotti una carta dei servizi agli utenti concordata con le associazioni dei consumatori, che il permanere dell´affidamento in gestione sia condizionato al giudizio positivo degli utenti e che la vigilanza coinvolga le autorità nazionali di settore, evitando la sovrapposizione di interessi fra comuni e aziende municipalizzate.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it