|
Ministro Lanzillotta, è giusto parlare di privatizzazione dei servizi pubblici locali? È assolutamente sbagliato. E temo ci sia un po' di malizia nel continuare ad usare un termine che allude ad una devoluzione selvaggia al mercato di servizi che rispondono ad esigenze primarie dei cittadini. Non è questo. Noi vogliamo fare una liberalizzazione. Il nostro disegno di legge si basa sull'articolo 118 della Costituzione che assegna alla legge statale il compito di identificare le funzioni fondamentali dei comuni per garantire e rendere effettivi i diritti primari dei cittadini. Ma, al contempo, precisa che queste funzioni sono esercitate secondo il principio di sussidiarietà verticale e orizzontale, coinvolgendo le risorse presenti nella società e il mondo economico. È la linea di Blair: massima attenzione alla qualità dei servizi al pubblico. Altro che un approccio liberista.
Alla fine del processo cosa cambierà per i cittadini? Innanzitutto meno tasse. Perché oggi per prendere l'autobus non paghiamo solo un biglietto. Senza che ce ne accorgiamo le imposte locali, a cominciare dall'Ici, coprono ogni anno il disavanzo prodotto dalle aziende. Con la liberalizzazione si ridurranno le rendite monopolistiche e i costi per i comuni
E poi? Usiamo come esempio sempre il trasporto pubblico. Sarà possibile che nelle grandi città concorrano diversi gestori? Potrebbero anche esserci più gestori. Anzi, è auspicabile. Ma questo dipenderà dai comuni, per i quali, come abbiamo visto per i taxi, è meglio stabilire regole vincolanti in materia di concorrenza.
Sì, ma quali garanzie ci saranno per i consumatori? La prima sarà nel capitolato delle gare pubbliche, che dovrà indicare in modo dettagliato le caratteristiche del servizio, comprese le tariffe per gli utenti. In secondo luogo la carta dei servizi diventerà parte del contratto e il suo rispetto potrà essere chiesto sia dai comuni che dai singoli cittadini. Questo è un progetto di legge che mette al centro il cittadino, non il mercato. Un mercato regolato senza conflitti di interessi tutela i più deboli, diviene lo strumento per realizzare una vera equità.
Ma le imprese sono pronte ad affrontare questa riforma? Non c'è il rischio che la creazione di tanti piccoli monopoli pregiudichi la qualità dei servizi? E le aziende italiane sapranno competere con quelle internazionali? Intanto ricordo che le nostre aziende sono favorevoli a questa riforma. Vogliono crescere, giocarsi le loro possibilità e andare sui nuovi mercati. La competizione a livello europeo può solo farci bene. Quanto alla prima domanda, è ovvio che il monopolio in alcuni casi è una condizione oggettiva. C'è una rete ed un gestore. Tuttavia, attraverso le gare puntiamo a creare forme di concorrenza per il mercato. E poi, durante il periodo di affidamento della gestione, sta al regolatore vigilare affinché il monopolio non diventi rendita e venga rispettato il contratto di servizio. Il potere pubblico deve imparare a fare meno e regolare di più. Il che, oggi, sembra ancora difficile.
Chi vigila sul rispetto delle regole? Le autorità nazionali di settore dovranno essere potenziate e articolate a livello regionale. Il punto è evidente: il gestore della gara non può essere anche proprietario delle aziende che concorrono. Le aziende municipalizzate restano, ma a regolare la gara non saranno i comuni. Aggiungo che le fasi di transizione richiederanno molta attenzione. E, laddove si creassero situazioni di crisi occupazionale, sarà necessario individuare strumenti che le accompagnino.
I comuni hanno giudicato eccessivo il passaggio della delega del quale si prescrive di consentire solo «eccezionalmente» l'opzione dell'affidamento diretto a società a capitale interamente pubblico o misto. Si rischia la rottura su un avverbio? No. Con i comuni stiamo concordando un emendamento: il decreto delegato dovrà indicare in modo preciso i casi nei quali sarà possibile l'affidamento diretto. Una deroga che varrà, ad esempio, per le piccole gestioni nei territori di montagna.
Veniamo ai nodi politici. Il ministro Ferrero ha detto di «non essersi reso conto» del provvedimento che ha approvato in consiglio dei ministri? Vera svista o ripensamento tardivo? Non voglio assolutamente entrare in polemica con il ministro Ferrero, una persona squisita e un ottimo collega. In consiglio dei ministri può anche capitare che, nella concitazione, passino cose di cui non si capisce la portata. Il punto è che questa riforma, come scritto a pagina 132 del programma, è uno degli strumenti che l'Unione ha identificato per la crescita economica del Paese. Io credo che tutto si possa discutere, e che il programma non sia il vangelo. Ma proprio per rispetto del programma la gestione dell'acqua è stata esclusa dal disegno di legge, nonostante le imprese si lamentino e la mia opinione personale sia diversa.
Perché allora Rifondazione comunista, ma anche i Verdi e i Comunisti italiani, contestano così duramente la sua proposta? Intanto perché è un tema che sta sul tappeto e sul quale si verifica la capacità dei riformisti di portare avanti un progetto politico. Per quanto riguarda la polemica personale nei miei confronti temo che ci sia anche un elemento "machista". Quando un tema così è gestito da una donna diventa più facile fare il pezzetto di colore sulla "Tatcher italiana" ed evitare di confrontarsi nel merito. Ma la questione politica vera è che la coalizione deve dimostrare di saper fare una sintesi fra le sue diverse ispirazioni. Io sono fiduciosa. Basta evitare approcci ideologici e strumentalizzazioni. Cominciamo ad ascoltare imprese, enti locali e consumatori e troveremo sicuramente un punto d'intesa.
Al Senato alcuni esponenti dell'Udc hanno annunciato un voto favorevole al suo provvedimento. Lei è disponibile a far approvare il disegno di legge con l'aiuto voti centristi? Ripeto: la maggioranza deve trovare l'accordo al suo interno. E può sicuramente riuscirci. Se poi si aggiungono voti, non indispensabili. di altri parlamentari è solo un fatto positivo. Io credo in un Parlamento dove si discute. Il muro contro muro è una distorsione del bipolarismo. |