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Per porre fine a questo ricatto, la Camera ha approvato insieme alla Finanziaria un ordine del giorno depositato il 15 novembre da, tra gli altri, Titti Di Salvo (Ds) e sottoscritto da moltissimi parlamentari del centrosinistra e del centrodestra. L'Odg impegna il governo ad assicurare l'introduzione di una normativa di regolamentazione delle dimissioni volontarie per evitare, appunto, che siano "estorte". Tra le misure previste i parlamentari suggeriscono l'utilizzo di moduli (rinvenibili presso gli Uffici provinciali del lavoro o per via telematica) contrassegnati da codici alfanumerici progressivi e da una data di emissione, in modo tale che non possano né essere contraffatti né utilizzabili se non in prossimità della effettiva manifestazione della volontà del lavoro di porre termine al rapporto di lavoro.
La piaga delle dimissioni "preventive" colpisce soprattutto le donne nel loro diritto al maternità ed è un modo per allontanarle nel caso in cui decidano da fare un figlio. Ne sono vittime anche gli uomini: in questo caso l'espediente serve per eludere la normativa fiscale o gli oneri relativi alla malattia o agli infortuni. Secondo gli Uffici vertenze della Cgil ogni anno 1.800 donne si rivolgono al sindacato per denunciare l'estorsione di finte dimissioni volontarie, "mentre si contano in poche decine i casi - si legge nell'Odg - in cui l'onere probatorio, in capo al lavoratore o alla lavoratrice, si traduce in una prova (scritta o testimoniale) in grado di rendere nullo l'atto di cessazione del rapporto". Donne e uomini vengono, in questo modo, impossibilitati a far valere i propri diritti. |