Data: 24/11/2006
Testata giornalistica: Il Messaggero
In carrozza, si parte. O forse no. Trenitalia aumenta i prezzi dei biglietti ma taglia i collegamenti con l'Abruzzo. Sindacati infuriati. Ginoble: «Difficile intervenire»

Sempre meno, e in orari scomodissimi per chi sale o scende a Pescara, i convogli diretti al Nord lungo l'Adriatica. Ferrovia amara. Sindacati infuriati. Ginoble: «Difficile intervenire»

Pescara. - E' diventata un'avventura prendere un treno per il Nord Italia in un orario decente. E' ancora un'odissea arrivare a Roma, mentre non c'è più traccia dei collegamenti internazionali che da Pescara portavano a Monaco di Baviera e Parigi. Colpa della concorrenza dell'aeroporto? Macchè, colpa della crisi, dei tagli e di una politica al risparmio di abbattimento dei costi senza guardare al mercato, che alla nostra regione ha prodotto solo molti danni. Se ne sono resi conto i clienti di Trenitalia e gli stessi sindacati dei ferrovieri.«Non è possibile che da una delle stazioni più importanti della costa adriatica -attacca Gaetano Iacobucci, segretario regionale Cgil ferrovieri-ci siano solo treni in transito verso Bari e Lecce o Bologna e Milano. L'unico collegamento che ha ancora origine in Abruzzo è quello per Venezia: ma parte all'una di notte. Mi sembra poco incentivante: sembra fatto apposta per scoraggiare le persone. Però il biglietto è destinato ad aumentare». Ed il servizio, forse, a peggiorare.
Quello dei treni notturni è un vero e proprio tasto dolente. Da mezzanotte alle tre del mattino, infatti, a parte qualche passaggio diretto verso sud, c'è davvero poco. Passate le tre si ricomincia, ma chi arriva dall'interno della regione, cosa deve fare per arrivare in tempo a Pescara? Perdere una notte di sonno per un treno? «Gli orari sono scomodi -aggiunge Iacobucci-, anche perchè manca un sistema integrato con i gestori dei pullman. Basterebbe cadenzare partenze ad arrivi dei bus con quelli dei treni, con un biglietto unico gomma/ferro e molti problemi sarebbero risolti. Ma forse è chiedere troppo alla classe politica regionale».
Forse, anche perchè il 10 dicembre entrerà in vigore il nuovo orario e sembra che sia stato fatto qualche altro taglio, notizia che preoccupa non poco il sindacato che deve fare i conti con un calo dei posti di lavoro di macchinisti e controllori, per la maggior parte targati Ancona, dove c'è la sede compartimentale. Insomma, al problema dei trasporti si aggiunge anche quello per un calo occupazionale. «Noi possiamo concertare solo i treni regionali -spiega Tommaso Ginoble, assessore regionale ai Trasporti- Quelli a lunga percorrenza vengono decisi a livello nazionale e non possiamo intervenire».
E proprio Trenitalia, tramite l'addetto stampa Dario Recubini, fornisce le spiegazioni dei tagli: «I treni a lunga percorrenza che hanno origine da Pescara trovano ragione di esistere solo se c'è mercato, e trenta persone dirette a Torino, Parigi o Monaco non giustificano una tratta che costa. I treni devono rendere, altrimenti vengono tagliati». Stando così le cose non sarebbe una sorpresa se, a breve, i treni notturni, che sono in perdita, scomparissero completamente. Anche Recubini sul problema degli orari e della loro scomodità risponde che «sugli orari decide l'ufficio centrale, il marketing invece ha stabilito di puntare su Intercity ed Eurostar. Sui collegamenti a lungo raggio, la politica aziendale è quelli di concentrarli nei tre grossi nodi Roma, Bologna e Milano».
E tra qualche tempo, poi, i vecchi espressi, quelli che fermano in quasi tutte le stazioni, rischiano di rimanere solo un ricordo. «G!i espressi -conclude Recubini- con la regionalizzazione del trasporto ferroviario non hanno senso».

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