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La cessione avverrà a trattativa diretta: sarà nominato un advisor MILANO. Il governo ha deciso: Alitalia sarà venduta. In modo abbastanza inaspettato, ieri il consiglio dei ministri ha comunicato che una quota fra il 25% e il 30% di Alitalia sarà ceduta ai privati. Attualmente lo Stato, attraverso il ministero del Tesoro, controlla il 49,9% della compagnia e, senza essere socio di maggioranza assoluta, è comunque il maggior azionista. Dunque spazio agli imprenditori italiani che vorranno raccogliere questa difficile sfida. La porta non è chiusa alle compagnie straniere che, nelle scorse settimane, si erano fatte avanti per rilevare Alitalia. Lo dice il ministro Di Pietro: «L'obiettivo è trovare partner di qualità con piani industriali credibili per ridare competitività alla società e garantire servizi migliori ai cittadini». La cessione, ha spiegato il sottosegretario Enrico Letta, avverrà per trattativa diretta. Dunque il governo nominerà degli advisor, cioè dei consulenti, che porteranno avanti le trattative. «La decisione - è scritto nel comunicato diffuso da Palazzo Chigi - è stata assunta in coerenza con gli intendimenti espressi dal governo il 10 ottobre scorrso». In pratica si diceva che si volevano ricercare «alleanze internazionali strategiche» che sarebbero poi state valutate entro gennaio 2007. In Borsa la notizia è stata accolta quasi con applausi e dopo una giornata scoppiettante, in chiusura le azioni sono salite del 10,57% a 0,93%. Ma chi sono, al momento, gli imprenditori o le banche eventualmente interessati ad entrare in Alitalia? Sui mercati finanziari girano i nomi di Banca Intesa e Roberto Colaninno (l'imprenditore mantovano che comprò la Telecom e che ora possiede la Piaggio), di Unicredit e dell'ingegner Carlo De Benedetti. Ricevute le offerte, il governo valuterà. Si terrà conto, dice il comunicato, «dei profili di interesse generale (livelli occupazionali, adeguata offerta dei servizi e copertura del territorio), oltre che dei contenuti economici e dei piani industriali». Infine gli obiettivi ritenuti "imprescindibili" dal governo: il risanamento, lo sviluppo e il rilancio dell'azienda». Sono in molti a vedere in questi identikit un profilo che potrebbe assomigliare a quello di Carlo De Benedetti e della sua M&C, Management e Capitali, il fondo in cui doveva entrare anche Silvio Berlusconi, quotato dal giugno scorso, fra i cui soci figurano anche Diego Della Valle, Fondo Centaurus, Goldman Sachs, Cerberus Capital. La mission della società, che non si ferma al private equity, potrebbe tra l'altro sposarsi con il tipo di intervento di cui necessita Alitalia. Tuttavia, la soglia di investimento per ogni singola operazione della società di cui De Benedetti è il presidente del Consiglio di sorveglianza, si ferma a un tetto massimo del 30%, pari a circa 150 milioni di euro. In uno scenario che la veda coinvolta, la M&C sarebbe quindi un segmento, per quanto importante, di un raggruppamento che dovrebbe vedere altri "capitani coraggiosi", a fronte di un valore della quota che verrà ceduta dal Tesoro di circa 305 milioni di euro. Per ora i commenti sono positivi. Il ministro Bersani: «Valuteremo le offerte». Luca di Montezemolo: «Mi sembra una decisione saggia e giusta. Il mio compito non è di fare l'identikit del possibile acquirente. Serve un imprenditore italiano che investe, che organizza, che rischia, che rilancia e che affronta una pagina nuova con il governo e i sindacati». D'accordo anche il Sult, il potente sindacato dei trasporti: «Si imbocca la strada giusta, anche attraverso la possibile partecipazione di vettori importanti. Tutto ciò senza avere Air France come riferimento unico. A questo punto è diventata incoerente la permanenza di Cimoli al vertice». Dello stesso avviso Di Pietro: «Il management ha fallito la propria missione, per loro si aprono le porte in uscita». D'accordo per cacciare l'amministratore delegato Cimoli anche il ministro Ferrero: «Questa fase nuova deve portare aria fresca anche ai vertici della compagnia. L'amministratore delegato ha mostrato tutta la sua incapacità nel rilanciare l'azienda». In serata arriva anche l'ok dalla Commissione europea: «Non avremo osservazioni da fare se la cessione sarà fatta a prezzi di mercato», mentre Lufthansa (che in Italia controlla Air One) ha per ora escluso una partecipazione in Alitalia. Nessun commento, invece, da Air France. |