Data: 05/12/2006
Testata giornalistica: Il Centro
Prodi prepara il bando per la cessione di Alitalia. Rutelli sprona le imprese italiane a raccogliere la sfida della privatizzazione. Il leader di Confindustria: vediamo se il piano di vendita è serio

Oggi forse i contenuti. Montezemolo: bene l'uscita dello Stato, ma non siamo kamikaze

MILANO. E' atteso per oggi il bando del governo per la cessione della quota di controllo di Alitalia. Intanto sulla vendita delle azioni ai privati, in risposta a Rutelli, interviene il presidente di Confindustria, Montezemolo. «Cedere il controllo di Alitalia rappresenta una scelta coraggiosa per il governo e una sfida per il sistema produttivo italiano», dice il vicepremier. Come dire: gli imprenditori raccolgano questa sfida e si facciano avanti. Ed ecco la risposta del numero uno degli industriali: «Non si può pensare che gli imprenditori siano dei kamikaze. La situazione va affronta in un'ottica di mercato».
«Gli imprenditori debbono rischiare e investire e debbono poi gestire un'azienda. Questa cosa va vista in un'ottica seria di piano industriale. Noi - precisa Montezemolo - abbiamo giudicato positivamente l'uscita dello Stato dal capitale. Adesso si tratta di vedere se gli imprenditori saranno messi di fronte a un piano serio». Nelle stesse ore il premier, Prodi, fa sapere che «nelle prossime ore» saranno definiti i contenuti del bando. E quindi precisa che «non saranno chieste deroghe all'Antitrust». «Infatti - spiega - se anche Alitalia si unisse a un altro vettore che abbia una quota di mercato italiano, non raggiungerebbe mai le quote che altri vettori detengono nei loro bacini interni. Alitalia ha il 40% del mercato nazionale e, anche con questo tipo di operazione, non arriverebbe al 65% posseduto da Lufthansa in Germania».
Il salvataggio della compagnia, comunque, non appare impresa facile. Alcuni analisti finanziari hanno definito Alitalia «un inceneritore volante di soldi». Quindi è intervenuto il Wall Street Journal per dire che «le due condizioni poste dal governo, vale a dire la salvaguardia dei livelli occupazionali e il mantenimento del servizio, rendono praticamente impossibile ogni seria riduzione di costi. Nel documento di vendita il governo ha stabilito che il nuovo investitore debba accettare di mantenere l'occupazione sostanzialmente ai livelli attuali di 18mila dipendenti e deve anche garantire livelli simili di servizio. Ciò significa, verosimilmente, il mantenimento di rotte nazionali non profittevoli che servono collegi elettorali importanti». Ebbene, secondo il Wsj «se queste due condizioni rendono politicamente appetibile la decisione del governo di ridurre la quota, rendono anche praticamente impossibile ogni seria riduzione dei costi». Infatti, a conferma di questa tesi, ecco Marco Veneziani, segretario di Uiltrasporti: «Nessuno pensi che si possa ancora discutere di tagli occupazionali, di costo del lavoro e di produttività. Tutti i percorsi risolutivi devono essere subordinati al mantenimento dei posti di lavoro e dei loro contratti». Gli fa eco l'Anpac, il sindacato dei piloti: «Non sono più proponibili ulteriori sacrifici a carico dei dipendenti che hanno già dato il massimo, sia in termini di sacrifici economici, sia in termini di produttività. E non ci propongano l'acquisto di azioni (l'idea era della Cisl) perché chi l'ha fatto (nel 1996) ha subito solo perdite». In Borsa, comunque, Alitalia continua a essere comprata. Il mercato apprezza l'iniziativa del governo di farsi da parte. «E sul titolo si sono buttati anche i fondi di investimento italiani» dice un operatore. Ieri sono passate di mano 152,7 milioni di azioni (l'11% del capitale). Prezzo in rialzo del 2,40% (0,96 euro).

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