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MILANO. Il governo vende Alitalia, o almeno ci prova. Come promesso, Prodi ha rispettato i tempi e ieri il ministero del Tesoro ha comunicato di aver dato formale avvio alla procedura. Dopo lunghe discussioni all'interno dell'esecutivo, si è deciso di vendere il 30,1% delle azioni (lo Stato ora possiede il 49,9% del capitale). Chi comprerà la quota messa in vendita, però, dovrà per forza lanciare un'Opa (offerta pubblica di acquisto) sul 100% delle azioni circolanti. E qui sta il vero ostacolo da superare. Infatti, un conto era mettere sul piatto 300 o 400 milioni di euro per rilevare una percentuale fra il 25 e il 30%. Un conto, invece, è l'obbligo di lanciare l'Opa. Allora i conti cambiano perchè la totalità di Alitalia costa più di 1,4 miliardi di euro (e poi ci sono 1,93 miliardi di euro in obbligazioni convertibili emesse nel 2005). C'è qualcuno disposto a spendere una cifra simile per portare a casa una società con mille problemi e con perdite enormi? Difficile dare una risposta. Il governo, intanto, mette il vendita la maggioranza della compagnia con la procedura più trasparente possibile. Poi, se la gara dovesse andare deserta, il ministero dell'Economia dovrà trovare qualche altra strada. Infatti non solo il prezzo può spaventare gli acquirenti, ma le condizioni che il governo pone sono impegnative da rispettare. Eccone alcune: adeguata offerta dei servizi e copertura del territorio (vuol dire il mantenimento di alcune rotte, soprattutto nazionali, ora gestite in perdita); livelli occupazionali (ora Alitalia ha oltre 20 mila dipendenti); mantenimento dell'identità nazionale, del suo logo e del suo marchio. Prodi, per ora, non fa commenti. E a chi gli chiede se gli imprenditori risponderanno rapidamente, risponde: «Io sono veloce»! E' probabile che l'offerta venga formalizzata entro la fine dell'anno e subito dopo dovrebbero iniziare le "manifestazioni di interesse". Fra gli interessati c'è sicuramente Air One (attualmente legata a doppio filo con i tedeschi di Lufthansa) che troverebbe l'appoggio di Banca Intesa-San Paolo. «Se sarà una buona occasione di investimento, credo che ne discuteremo», ha detto ieri Enrico Salza, presidente del San Paolo. Per precisare subito dopo: «Siamo una banca, non facciamo opere di bene: una banca deve fare affari». I sindacati sono attentissimi. «Gli imprenditori abbiano il coraggio di investire e di rischiare. Non devono essere dei kamikaze, ma non possono fare solo le formiche», dice Guglielmo Epifani, segretario della Cgil. Invece Raffaele Bonanni (Cisl) propone un "consiglio di sorveglianza" dove siano rappresentati i dipendenti-azionisti. Da sinistra arrivano i commenti scettici di Rifondazione («bisogna mantenere il controllo pubblico sulla compagnia») e del Pdci («la privatizzazione non ci convince. Il pericolo è un futuro di incertezze e speculazioni finanziarie»). «Non sono contrario alla privatizzazione», dice, invece, il leader di An, Fini. E, in serata, ecco la notizia che i rappresentanti degli assistenti di volo hanno occupato gli uffici di Fiumicino «contro l'arroganza dell'attuale management che calpesta le norme contrattuali della categoria». ll Street Journal torna sull'argomento. «Trovare un acquirente sembra difficile - scrive - anche perchè Prodi ha recentemente affermato che Alitalia è fuori controllo e senza paracadute». |