Data: 06/12/2006
Testata giornalistica: Il Centro
La Giunta riformerà la Fira e gli enti abruzzesi. Seduta straordinaria all'Emiciclo sullo scandalo che ha coinvolto la finanziaria

Passa l'ordine del giorno della maggioranza, bocciata la commissione d'inchiesta

L'AQUILA. Non avrà le conseguenze del decreto sul consolato fatto votare da Napoleone, ma secondo il consigliere forzista Giuseppe Tagliente, la seduta del Consiglio regionale che ha votato l'ordine del giorno voluto da Ottaviano del Turco sul riordino della Fira equivale a un «18 brumaio», data fatale per la Francia. Per l'Abruzzo la cronaca ha registrato più semplicemente la bocciatura della commissione d'inchiesta sulla Fira, richiesta da Tagliente e da Benigno D'Orazio (a titolo personale e mal digerita dal centrodestra), e il via libera al documento della maggioranza.
L'ordine del giorno lascia alla magistratura (verso la quale il Consiglio esprime «pieno sostegno») l'onere di indagare sul passato della Finanziaria regionale (ma la Regione si costituirà parte civile), e dà mandato al presidente della Giunta di iniziare un percorso che porterà alla chiusura di Fira Servizi, alla ristrutturazione della Fira e alla restituzione agli uffici regionali di funzioni «espropriate» dagli enti e dalle società partecipate, dunque a una profonda riforma di tutto il sistema delle società partecipate e degli enti strumentali. È stata proprio l'ampiezza della delega al presidente della Giunta regionale («Il controllato è anche il controllore», ha gridato Tagliente) ad aver fatto gridare al 18 Brumaio.
Il centrodestra, prima con il capogruppo forzista Nazario Pagano poi con il capogruppo di An Fabrizio Di Stefano ha tentato di mitigarne gli effetti chiedendo la sospensione del Consiglio per poter emendare il documento e poi votarlo. Ma la maggioranza ha tirato dritto. Ha bocciato la richiesta, ha resistito alla verifica del numero legale chiesto da Di Stefano, ha infine bocciato la commissione d'inchiesta Tagliente-D'Orazio, votata senza convinzione dalla Cdl («In effetti la commissione non ha senso», ha tagliato corto il capogruppo di An), prima di approvare il suo ordine del giorno.
D'altra parte la maggioranza non poteva permettersi ulteriori ritardi. Nelle quasi quattro ore di seduta il convitato di pietra, più volte evocato da tutti gli oratori, è stato il Bilancio che è fermo ancora in Giunta in attesa che arrivi il via libera sull'aumento delle aliquote Irap e Irpef che oggi torna in Commissione (e poi alle 16 va in consiglio) sotto il peso di 100 emendamenti del centrodestra. Un passaggio fondamentale per la Giunta, perché senza aumenti Irap e Irpef il Bilancio non arriva al pareggio e non può andare in aula. E senza Bilancio Del Turco è pronto ad andare dal prefetto con le dimissioni in mano, come ha preannunciato all'assemblea di Confindustria di venerdì.
Un annuncio che sia a destra che a sinistra non è stato accolto a cuor leggero. A cominciare dal presidente della Commissione Bilancio Angelo Orlando (Prc) che vede a fatica la possibilità di rispettare i tempi previsti («Ma c'è chi vede quello che non c'è», ha detto allargando le braccia).
Sta di fatto che, più che la Fira, è stato il Bilancio a innervosire l'opposizione. «Come fa il Consiglio ad approvarlo entro i termini se è per prima la giunta a non rispettare la scadenza del 30 ottobre obbligatoria per statuto?», osserva Giovanni Pace. Ma Del Turco non ci pensa neanche a impegnarsi in una disputa procedurale e tanto meno a chiamare consiglieri e assessori «uno per uno per decidere le singole voci di Bilancio». Il presidente non vuole l'esercizio provvisorio «che porterebbe il debito della Regione a 2 miliardi 200 milioni». Una cifra con troppi zeri. E per abbassarla anche un 18 brumaio può andare bene.

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