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Devono garantire gli investimenti per migliorare la rete. Netta contrarietà anche agli aumenti non concordati dei pedaggi MILANO. Si era opposto fin dal primo giorno e ieri l'ha avuta vinta. Il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, non ha mai voluto la fusione fra Autostrade (controllata a maggioranza dalla famiglia Benetton) e il colosso spagnolo Abertis. «Prima se la sono fatta, adesso se la sono stoppata», dice l'ex magistrato con riferimento alla fusione. «Si tratta di una questione privata fra due società - spiega - ma i soldi sono degli italiani e, forse, anche gli italiani dovevano dire qualcosa. I cittadini pagano per qualcosa, non per far fare cassetta bancaria oggi a un cittadino di Ponzano (chiaro il riferimento ai Benetton), e domani a uno di Barcellona». Quanto alla decisione delle società di rinunciare per ora al progetto in attesa che maturino le condizioni per riproporlo, Di Pietro spiega: «Facciano quello che vogliono. Ma d'ora in poi i cittadini vanno tutelati, se devono pagare devono anche avere qualcosa in cambio». Con queste parole Di Pietro si riferisce agli investimenti che, a suo dire, Autostrade doveva fare e non avrebbe fatto. Per questo, il ministro ha sostituito tutto il consiglio di amministrazione dell'Anas e i nuovi amministratori, appena insediati, hanno portato Autostrade in tribunale. Il motivo? Ci sarebbero delle «opere di miglioramento dela rete, pattuite con accordi specifici, ma che non sono state effettuate nel corso degli ultimi anni». La somma richiesta, e la causa sarà discussa davanti al tribunale civile di Roma, è di 2 miliardi di euro. Cifra che, a detta dell'Anas, si sarebbe via via accumulata nelle casse di Autostrade ma non impiegata per gli investimenti. L'Anas, di fatto, chiede al tribunale se «costituisca inadempimento la mancata esecuzione da parte della concessionaria autostradale di investimenti previsti nella convenzione». «Hanno progettato questa fusione, questa operazione finanziaria - aveva detto nei giorni scorsi Di Pietro - senza pensare di dover dare spiegazioni sulla gestione di un bene pubblico, sui ritardi negli investimenti e sulla trasparenza degli appalti». Di Pietro, causa dell'Anas a parte, si batte anche contro l'adeguamento annuale delle tariffe. «I gestori - dice - lo consideravano automatico e si limitavano a comunicarci l'entità. Ora gli aumenti sono congelati e prima di essere concessi vaglieremo con attenzione». E ancora: «Autostrade e Abertis hanno pensato, sbagliando, che pur gestendo un bene pubblico potevanmo fare come volevano. Dovevano venire da noi a parlare dei nuovi investimenti. Invece sono andati dai giudici a Bruxelles per dimostrare che lo Stato non aveva poteri di autorizzazione e loro non dovevano dare spiegazioni». Infine, per Di Pietro, il problema del settore non sono i capitali. «I soldi che arrivano dai pedaggi - dice - non vengono spesi negli investimenti come dovrebbero, ma distribuiti in extra dividendi». «Auspichiamo una ripresa del dialogo - dice il ministro - perchè finora Autostrade e Abertis, invece di parlare con noi, hanno fatto richieste al giudice per sospendere qualsiasi decisione dell'autorità». «Il problema - conclude Di Pietro - è di rivedere le concessioni per garantire investimenti, sicurezza ed efficienza. Ora c'è una formula concessoria ingiustamente favorevole alle concessionarie, tanto che si era creato il malvezzo degli aumenti annuali automatici delle tariffe». |