Data: 16/12/2006
Testata giornalistica: Il Messaggero
Autostrade, l'Anas insiste nel chiedere i danni

ROMA - La "guerra" su Autostrade continua. Nonostante la fusione con Abertis sia ufficialmente sfumata, l'Anas non molla la presa. E ribadisce, per bocca del presidente Piero Ciucci, che proseguirà l'iter giudiziario di richiesta di risarcimento danni contro la società dei Benetton. «La nostra iniziativa - dice il numero uno dell'Anas - non è legata all'iniziativa di fusione. Abbiamo chiesto di accertare gli inadempimenti e le loro ragioni da parte della società Autostrade. Se accertati, abbiamo chiesto che si stabilisca un risarcimento. Era nostro dovere procedere ad accertamenti». Ciucci ha ricordando che al 31 dicembre 2005 gli investimenti non realizzati erano pari a 2 miliardi di euro. E affondato il colpo: «è tranquillizzante che l'assemblea degli azionisti, mercoledì scorso, abbia deciso di non distribuire agli azionisti il maxi dividendo da 2,1 miliardi di euro». «Queste sono risorse significative - ha continuato che rimangono nel perimetro della società». Dopo le bacchettate ufficaili, arriva l'offerta ad aprire il dialogo. «Abbiamo letto con piacere la volontà di Autostrade di tornare ad essere il punto di riferimento di tutte le concessionarie italiane». In attesa del primo passo della società, è stata rinviata al 22 dicembre la discussione per l'esposto presentato in via d'urgenza, ex articolo 700, in cui Aiscat, l'associazione nazionale dei gestori autostrade, e Autofiori chiedono al governo la non attuazione dell'articolo 12 del decreto fiscale collegato alla Finanziaria che ridefinisce il regime delle concessioni autostradali. E che è all'origine del mancato matrimonio tra Autostrade ed Abertis. Secondo i ricorrenti, sarebbe in contrasto con il diritto comunitario in materia di concorrenza. Intanto l'agenzia di rating internazionale Standard&Poor's ha deciso di confermare, al livello "A" il giudizio a lungo termine su Autostrade e Abertis le cui prospettive, dopo la cancellazione della fusione e il macigno dell'articolo 12, sono state abbassate dal livello stabile a negative. Sulla società pesano anche le nuove norme della finanziaria che aumento i canoni per i concessionari e il blocco, annunciato da Di Pietro, delle tariffe.

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