Data: 23/04/2006
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Autostrade-Abertis. Gli economisti: mossa giusta, se le Authority difenderanno i consumatori

MILANO - AutoAbertis, il frutto delle attese nozze latine tra Autostrade e Abertis, è una buona idea. Ma attenzione ai rischi che corrono gli automobilisti. E non importa se il nuovo arrivato parlerà italiano, spagnolo o catalano: l'importante è che sia efficiente e sottoposto a regole e vincoli adeguati. Così la pensano gli studiosi e gli economisti che da diversi anni seguono il mercato. Tra questi c'è Carlo Scarpa , docente di economia industriale all'università di Brescia: secondo l'esperto il ventilato matrimonio tra Roma e Barcellona è una novità positiva per gli azionisti «perché le due società riescono così a diversificare i regolatori e quindi il rischio». Con queste parole Scarpa spiega quello che per lui è una colonna portante della strategia italico-catalana. Alla base dei bilanci dei due gruppi, infatti, ci sono le tariffe autostradali, e dietro queste ci sono le scelte delle autorità pubbliche. Quindi, se il regolatore italiano decidesse un forte contenimento dei pedaggi, ci sarebbe sempre la consistente presenza in Spagna a riequilibrare in qualche modo lo sviluppo del fatturato. O viceversa.
L'unione fa la forza degli azionisti, ma per i consumatori gli scenari restano aperti. Per Marco Ponti , docente di Sistemi di trasporto al politecnico di Milano, l'accordo tra i due colossi «può sfociare in un rafforzamento del potere di monopolio e di pressione sulle autorità pubbliche: un rischio che si corre se cresce la forza del regolato nei confronto del regolatore». A meno che, e qui entra in gioco uno scenario più favorevole per gli automobilisti, «la fusione tra Autostrade e Abertis - continua Ponti - porti a economie di scala ed efficienze capaci di trasformarsi in vantaggi per gli utenti»: in altre parole, a minori costi per le imprese e tariffe più snelle al casello.
Prende in considerazione due scenari, uno positivo e l'altro negativo per i consumatori, anche Andrea Boitani , docente di economia politica all'università Cattolica ed esperto di trasporti sul sito lavoce.info . Sostanzialmente d'accordo con Ponti sul fronte dei rischi e pericoli, Boitani sottolinea però un'alternativa diversa. «I regolatori», spiega il docente della Cattolica, «potrebbero diventare meno sensibili verso gli azionisti di controllo, che con le nozze di sangue misto hanno perso il loro carattere squisitamente nazionale». Così, non avendo più di fronte l' appeal aziendale dell'italianità pura, la politica tariffaria potrebbe chiedere prezzi più contenuti all'uscita dei caselli.
Torna ad esaminare il punto di vista degli azionisti Giorgio Ragazzi , docente di economia pubblica all'università di Bergamo. «La fusione - dice l'accademico - ha una logica puramente finanziaria, senza sinergie industriali o economiche». Anche per Ragazzi l'obiettivo è ridurre e diversificare il «rischio politico» di regolatori più severi dall'una o dall'altra parte del Mediterraneo. Il punto è questo, precisa il docente, e «non una questione di bandiera nazionale». E' un commento condiviso da Scarpa, per cui «non si investe per l'orgoglio patrio ma per i profitti: poco cambia se i vertici del management abitano a Barcellona o a Roma; il nocciolo non è l'italianità, ma la capacità del regolatore di spingere le aziende a fare investimenti corretti». E ad applicare le opportune tariffe su strada. Scarpa lancia quindi la palla alle autorità pubbliche, che potrebbero giocare un ruolo importante nella riuscita della fusione, vista dagli occhi degli automobilisti.

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