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Oggi pomeriggio i consigli di Schemaventotto, Autostrade e Abertis - convocati per il via libera alla fusione fra l'italiana Autostrade holding e la spagnola Abertis - dovrebbero approvare la nascita del leader mondiale e multinazionale nella gestione delle infrastrutture con presenze rilevanti in Italia, Spagna e Francia e una capitalizzazione di 24 miliardi (titoli quotati a Madrid e Milano) e un enterprise value di 45 miliardi. «E' l'evoluzione del progetto Mediterraneo», si legge nel dossier riservato predisposto dagli advisors e di cui Il Messaggero è venuto in possesso. La struttura del merger, che fino all'ultimo verrà limata e definita in tutti i dettagli, dovrebbe prevedere l'incorporazione di Autostrade holding, capogruppo di Autostrade per l'Italia (Aspi) in Abertis attraverso un concambio di una azione Abertis holding di nuova emissione per ogni azione Autostrade holding. Per avere un concambio paritetico, verrà pagato un dividendo straordinario di 3,75 euro per azione ai soci di Autostrade holding pre-fusione. L'integrazione dovrebbe essere realizzata entro l'anno. La nuova holding avrà un piano di investimenti per 13 miliardi nei prossimi nove anni e una capacità equivalente di investimenti aggiuntivi. In Borsa capitalizza un pò di più il gruppo italiano: 13 miliardi contro 11,9 miliardi. La nuova capogruppo ancora senza nome che avrà sede a Barcellona, un centro operativo a Roma per Aspi e una sede a Firenze per il polo tecnologico, controllerà la società autostradale italiana e quella spagnola. Il primo azionista (al 23%) sarà Schemaventotto ma l'azionariato della holding sarà a prevalenza spagnola con una quota del 33% ripartita tra più azionisti(13% la Caixa di Barcellona de Ahorrios, 14% Acs Actividades De Construction Y Servicios e Caixa De Ahorros De Construction Y Servicios, 3% Caixa d'Estalvis de Catalunya, 3% Sitreba) non riuniti in un patto di sindacato. Il flottante sarà del 45%. La Caixa de Ahorrios è una vecchia conoscenza del mondo bancario italiano: nel '99 acquisì il 2% della Carige che ha rivenduto cinque anni dopo. Advisors finanziari di Schemaventotto sono Ubm e Merrill Lynch; di Autostrade Ubs, Rothschild, Morgan Stanley, mentre Lazard assiste Abertis. Consulenti legali lo studio Bonelli Erede Pappalardo (Roberto Cera, Maria Cristina Storchi e Barbara Napolitano) e Uria Menendez di Madrid per il gruppo italiano, lo studio Roja di Barcellona per gli spagnoli. L'avvocato Cera fa parte del consiglio di Autostrade. La governance della nuova holding prevede un cda paritetico: 11 membri a testa fra Italia e Spagna. In base alla legislazione spagnola applicabile perchè la nuova holding sarà di diritto locale, ci saranno due presidenti (Gian Maria Gros-Pietro e Isidro Faine Casas) e due vicepresidenti espressione pariteticamente dei due gruppi. L'amministratore delegato sarà uno solo. I principali soci italiani e spagnoli che non daranno vita ad un patto di sindacato, congiuntamente assegneranno le cariche e, in particolare, la poltrona di amministratore delegato. La riserva su chi sarà il nuovo timoniere non sarebbe stata ancora sciolta: al momento, tuttavia, le deleghe operative dovrebbero essere affidate a Salvador Alemany Mas, consigliere delegato di Abertis mentre a Vito Gamberale, attuale a.d. di Autostrade, sarebbe stata proposta una delle due poltrone di vicepresidente (l'altro potrebbe essere Carmen Godia Bull). Fino a tarda sera i consulenti hanno approfondito le tecnicalità - le riunioni riprenderanno oggi - mentre consultazioni serrate sono intercorse tra i grandi azionisti di Schemaventotto: Edizione ha il 60%, Fondazione Crt e Abertis 13,3% a testa, Unicredit e Generali (6,7%). In base agli accordi ci sarebbe un diritto di prelazione reciproco tra la cassaforte italiana, Acs e Caixa. Abertis uscirebbe da Schemaventotto: un terzo delle sue azioni verrebbe offerto in prelazione agli azionisti di Schemaventotto e il restante 8,87% ai due soci forti di Abertis. Anche se nessuna decisione formale sarebbe stata assunta dagli azionisti di Schemaventotto, l'orientamento però, sarebbe di esercitare la prelazione incrementando le rispettive partecipazioni. Mediobanca comunque, avrebbe manifestato il forte interesse a entrare direttamente nella cassaforte rilevando eventuali quote inoptate fino a un massimo di circa il 2%. La stessa cosa potrebbero fare le Generali. |