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I sindacalisti: un aumento che non raggiunge neppure l'1 per cento Le donne sono le più penalizzate L'AQUILA. Lo dicono quattro anni di numeri: dal 2003 al 2006 le dinamiche occupazionali nella provincia dell'Aquila, stando ai dati dei centri per l'impiego, hanno subito una fase di stagnazione. Le assunzioni, in questo arco di tempo, sono state solo 321, con una crescita che non raggiunge l'1%. Se poi si vanno a guardare le tipologie di contratti, aumentano in maniera esponenziale quelli a tempo determinato. Aumenta cioè la precarietà. Per quanto riguarda la disoccupazione, ad essere penalizzate sono soprattutto le donne, nella fascia di età compresa tra i 30 e i 49 anni. Per la Cgil è «una provincia ripiegata su se stessa». L'analisi dei dati raccolti nei quattro centri per l'impiego del territorio provinciale - L'Aquila, Avezzano, Sulmona, Castel di Sangro - parte dunque dall'aspetto più eclatante: assunzioni quasi ferme, negli ultimi quattro anni. Dal 2003 al 2006 la percentuale di persone assunte è di appena un più 0,95%. In calo evidente i contratti a tempo pieno, sia indeterminati che determinati, mentre crescono quelli a tempo parziale, con un forte balzo in avanti per il lavoro precario. «Un segnale, quello della diffusione della precarietà», ha sottolineato Luigi Fiammata del Nidil-Cgil, «del fatto che l'economia provinciale si trova in estrema difficoltà, e sempre più legata alla fase congiunturale». Andando ancora a spulciare le cifre, il rapporto fra le assunzioni appare del tutto sbilanciato a sfavore delle donne: vale a dire che ogni 6 uomini assunti a tempo pieno, viene assunta una sola donna. Mentre se si parla di tempo parziale, il dato si inverte: ogni 6 donne assunte, viene assunto un uomo. «La penalizzazione del sesso femminile, nel mondo dell'occupazione, è confermata», ha aggiunto Lina Faccia del Nidil-Cgil, «dalle liste del collocamento ordinario. Sempre considerando il periodo dal 2003 al 2006, si vede che tra gli iscritti gli uomini sono aumentati dello 0,64%, mentre le donne del 9,12%. E la fascia di età più colpita è quella tra i 30 e i 49 anni». Altro dato: tra i quattro comuni della provincia aquilana, il numero delle assunzioni è diminuito soprattutto ad Avezzano. Il settore invece dove si assume di meno è la pubblica amministrazione. Se si passa al fronte delle cessazioni di lavoro, si rileva una cifra solo apparentemente contraddittoria: i licenziamenti sono diminuiti, circa 5200 in meno tra il 2003 e il 2006. La spiegazione è semplice: si licenzia di meno perchè non si assume. Ma quando si licenzia, lo si fa soprattutto nell'industria. Per quanto riguarda i servizi, merita attenzione il caso di Castel di Sangro: qui il turismo dovrebbe essere il settore trainante. E invece diminuiscono le assunzioni e contemporaneamente aumentano i licenziamenti. «Da questi dati», ha concluso Fiammata, «emerge una considerazione finale: la provincia dell'Aquila soffre molto, all'interno della competizione regionale e nazionale, ma direi anche internazionale. E purtroppo al momento non si intravedono politiche in grado di risollevare la situazione». |