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PESCARA. Lo scontro è arrivato da tempo in tribunale, ma ora si riaccende anche fuori dalle aule giudiziarie. I movimenti dei consumatori tornano a protestare contro gli aumenti dei pedaggi su A24 e A25, le due arterie che collegano l'Abruzzo con Roma e sulle quali dal primo gennario è scattato un nuovo aumento oscillante fra lo 0,8 e l'1,8 per cento. «Ma si tratta di aumenti comunicati poco correttamente» attacca fin da subito Pasquale Di Ferdinando, segretario regionale di Federconsumatori, una delle associazioni di utenti che hanno contestato i vari provvedimenti che dal 2002 ad oggi hanno fatto lievitare i costi di percorrenza sulla Pescara-Roma e sulla L'Aquila-Roma anche del 50 per cento, «perché la società Strada dei Parchi annuncia un aumento medio sull'intera rete, che però viene concentrato in maniera prevalente sulle tratte più frequentate dai pendolari. Il risultato viene da sé: a pagare di più sono proprio i lavoratori che devono accedere all'autostrada per recarsi in ufficio o in fabbrica». Una vicenda che i rappresentanti dei consumatori non esitano a definire «odiosa» e che viene contestata anche sulla base delle indagini effettuate dalle associazioni, e che evidenziano come tutti i collegamenti abbiano risentito del caro-pedaggi. Federconsumatori ha scelto le percorrenze da e per Teramo come esempio regionale, rilevando che nel 2000 viaggiare verso Roma costava 6,45 euro (meno di 12 mila 500 lire) contro i 10,70 euro di oggi. Un aumento di circa il 40 per cento e dunque non difforme dalle cifre fornite dalla stessa Strada dei Parchi, che a inizio 2006 dichiarava aumenti cumulati in 3 anni per un complessivo + 50 per cento, che comunque avrebbero mantenuto i costi dell'autostrada abruzzese inferiori rispetto a quelli delle altre autostrade di montagna. Secondo la società del gruppo Toto, le altre arterie d'alta quota sono infatti più care del 29,6 per cento, nonostante la presenza in Abruzzo di 70 km di gallerie e di 115 km di viadotti, oltre che di un valico a 1.100 metri. Ma con i consumatori neppure su questo aspetto c'è convergenza. «Le autostrade alpine non sono paragonabili a quelle abruzzesi» taglia corto Di Ferdinando, «é vero che qui ci sono tratti oggetto di nevicate, ma di certo non si può pretendere un paragone zone dove c'è neve per mesi e mesi. Tanto più che al minimo evento atmosferico, la Strada dei Parchi chiude il traforo del Gran Sasso arrecando notevoli disagi ai pendolari». Sono sempre loro, lavoratori e studenti che percorrono decine di chilometri ogni mattina, al centro dello scontro, tanto da suscitare le proteste contro gli aumenti passati anche i sindacati Cgil, Cisl e Uil. Ma ora, avverte Federconsumatori, «in tanti stanno pensando di lasciare le aree interne, dove oggi quello dell'autostrada è uno dei pochi servizi che però si sta pagando a prezzo d'oro. Troppo, per le tasche dei consumatori abruzzesi». Effetti del caro-pedaggi tuttavia si avvertiranno anche sui bilanci delle società di trasporto. Sulle casse della sola Arpa, che cura gran parte dei collegamenti con Roma e all'interno dei confini regionali, l'aumento si farà sentire per almeno 10 mila euro. Non va meglio per chi viaggia in tremo. Dal primo gennaio sono scattate le variazioni di prezzo dei treni Eurostar, Alta Velocità e Intercity, bloccati da cinque anni. Le tariffe hanno subito un adeguamento minimo del 3 per cento per le tratte minori. Gli aumenti più alti (15 per cento) vengono applicati ai treni di fascia alta, come Alta Velocità ed Eurostar. I pendolati abruzzesi avevano già avuto la loro parte di stangata. Dal primo dicembre erano stati modificati i prezzi dei viaggi di corsa semplice e di andata e ritorno in ambito regionale. Il prezzo minimo (da 1 a 10 km) per il biglietto di sola andata è salito di 10 centesimi: da 0,90 a un euro, mentre quello massimo (171-180 km) ha registrato un balzo in avanti di 50 centesimi: da 8 a 8,50. |