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L'iniziativa di una cordata provoca nuove difficoltà dopo la divisione sullo sciopero del 19. Intanto il titolo perde quota in Borsa MILANO. Sull'Alitalia i sindacati sono, più che mai, divisi. Ieri la Cgil ha fatto sapere di aver ricevuto, da parte dello studio legale Carnelutti, la richiesta di un incontro nel corso del quale un potenziale acquirente avrebbe esposto il suo piano di rilancio. La richiesta, naturalmente, è inviata a tutti i sindacati ma che cosa fa la Cgil? Manda un comunicato dove si dice che i sindacati sono pronti all'incontro per i giorni 9 o 10 gennaio. Passano due ore e risponde la Uil. «Non siamo d'accordo - dice -. Come primo passo chiediamo di procedere con incontri separati. Nulla impedirà, poi, eventualmente, di procedere con altri incontri». Quindi la Uil prosegue, sostenendo di «apprendere con stupore» dell'incontro, fissato per il 9 o il 10 gennaio «fra i sindacati e una cordata che si dice interessata al risanamento e al rilancio di Alitalia». Come dire? Chi ha fissato la data? La Cgil? Ci vadano loro. I sindacati, ma questo era già noto, sono anche divisi sullo sciopero del personale Alitalia che si dovrebbe tenere il prossimo 19 gennaio. «E' profondamente sbagliato - dice il segretario generale Giuseppe Caronia -. Per scioperare serve un obiettivo. E, per quanto ci si sforzi, non si capisce perchè e per cosa fare questo sciopero. Può essere dannoso per i dipendenti, e per la stessa sopravvivenza dell'azienda. Non bisogna dimenticare il caso di Sabena: per fallire bastano due giorni». I sindacati, al momento, attendono una risposta dal governo dopo una richiesta di incontro sollecitata più volte in vista dello sciopero. Intanto, in Piazza Affari, ieri il titolo Alitalia è stato oggetto di pesanti vendite. Alla fine delle contrattazioni il prezzo era in ribasso del 2,03% a 1,0610 euro per azioni. Sono passati di mano oltre 53 milioni di titoli, pari a circa il 3,8% del capitale. Questo non spaventa gli investitori e gli operatori, visto che le azioni Alitalia, da quando il governo ha deciso di vendere la maggioranza della società, sono salite di circa il 28%. Dunque il mercato crede nella possibilità di un rilancio. Il traffico passeggeri, in tutto il mondo, è in rapida ripresa e i prezzi del petrolio paiono stabilizzati. Inoltre le compagnie americane dovrebbero tornare in utile per la prima volta dopo il 2000 (nel 2001 subirono, pesantamente, le conseguenze degli attentati alle Torri Gemelle). Intanto i possibili acquirenti stanno stringendo accordi in vista delle «manifestazioni di interesse» che vanno comunicate al governo entro il 29 gennaio. Infatti, presi singolarmente, alcuni candidati non hanno le carte in regola (non hanno, in buona sostanza, la disponibilità finanziaria). Per questo si parla di possibili aggregazioni. Resta aperta, inoltre, l'ipotesi Air France. La compagnia francese ha i mezzi per fare da sola, ma pare di caprie in queste ore che, almeno in questa prima fase, voglia restare alla finestra. E, in una seconda fase, valutare se trattare direttamente l'acquisto o trovare un accordo con quelli che saranno i nuovi proprietari della compagnia. |